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Rinnovabili: i grandi fiumi africani daranno energia al continente

06 Mag

L’Unione africana ha elaborato un piano d’azione volto ad aumentare l’accesso all’energia del continente, che solo nell’area sub-sahariana ospita circa 600 milioni di persone senza accesso ai servizi energetici di base. “Iniziativa idroelettrico 2020”, questo il programma proposto, punta quindi ad ampliare l’utilizzo di tutte le fonti pulite, non solo, come ipotizzabile, il solare. È l’idroelettrico, infatti, la soluzione per la quale si richiedono i maggiori investimenti: considerando la stima della domanda attuale più o meno intorno ai 600 TWh l’anno, l’Unione africana ha individuato quattro maxi progetti che potrebbero portare un grosso contributo all’approvvigionamento energetico del continente nero. Il primo interessa l’area Inga, nella Repubblica democratica del Congo, con un potenziale di 774 TWh l’anno.

Il secondo il bacino del Nilo, in Etiopia (290 TWh); seguono la Fouta Djallon, in Guinea (19 TWh) e il bacino dello Zambesi (38TWh). La sfida maggiore sembra essere il reperimento dei finanziamenti: il programma di azione prioritario per il 2020 ha un costo totale di 65 miliardi di dollari. Per il settore dell’energia e il periodo 2012-2020, spiegano i tecnici, sono stati presentati 15 progetti, per un costo di 40 miliardi di dollari, tutto in energia rinnovabile. «Ora – commenta Jean Ping, presidente della commissione dell’Unione africana – il profilo dell’Africa è più attraente per gli investimenti per l’abbondanza delle sue risorse energetiche, specie rinnovabili, la sua crescita economica media del 5%, in un mondo caratterizzato dalla crisi, e che in termini di popolazione supererà la Cina nel prossimo secolo».

Proprio alla luce di queste prospettive di crescita, oltre al piano per l’idroelettrico l’Unione africana ha lanciato anche il “Pida”, un programma per lo sviluppo delle infrastrutture in Africa, basato su quattro pilastri: trasporti, energia, ICT e risorse idriche transfrontaliere. Adottato ufficialmente a gennaio 2012 ad Addis Abeba, il documento strategico si inserisce pienamente nel quadro internazionale Onu che punta, entro il 2030, a diminuire l’impatto della popolazione mondiale sul Pianeta e a raddoppiare la fetta di energia rinnovabile nel mix energetico globale. Resta solo da valutare come queste opere saranno realizzate, perché, vale la pena ricordarlo, non tutto quel che è “green” è realmente sostenibile. I grossi impianti dovranno quindi essere implementati sul territorio con grande attenzione alle esigenze delle popolazioni locali e al rispetto di habitat naturali già fortemente stressati e impoveriti dalla mano dell’uomo.

Fonte: GoGreen.it

 
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Pubblicato da su 6 maggio 2012 in Uncategorized

 

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