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Gli orti della mia Africa il cibo per salvare i poveri

19 Ott

Ci apprestiamo a celebrare la quinta edizione del meeting delle comunità con una novità che è anche un messaggio speciale: Salone del Gusto e Terra Madre dal 25 al 29 ottobre per la prima volta diventano una cosa sola, per raccontare “i cibi che cambiano il mondo“. Condivideranno gli stessi spazi, saranno completamente aperti al pubblico sia per quanto riguarda le conferenze sui tanti temi di Terra Madre, sia per la possibilità di incontrare i rappresentanti delle comunità, i quali potranno esporre, vendere e fare assaggiare i loro prodotti come tutti gli altri espositori presenti al Salone del Gusto.

L’area dedicata all’Africa sarà allestita intorno a un orto di 400 metri quadri in cui si potranno ammirare le varietà vegetali che si coltivano negli orti africani, quelli appartenenti ai “Mille orti in Africa“. Il progetto è nato in seno a Terra Madre ed è sviluppato dalle comunità stesse, finanziato da una raccolta fondi. L’idea però viene proprio dall’Uganda, un Paese in cui Terra Madre e Slow Food hanno attecchito molto spontaneamente dopo il primo appuntamento del 2004. In Uganda si capisce bene cosa vuol dire fare rete: Terra Madre fin dal suo inizio non si è esaurita nel momento d’incontro biennale, ma si è configurata come un network permanente, in cui le comunità del Nord e del Sud del mondo restano in contatto, scambiano informazioni, stringono legami, generano progetti. I meeting di Terra Madre si sono moltiplicati ovunque a livello locale e nazionale: dagli Usa al Sud America, dall’Est europeo all’Asia, e molto in Africa. Ci sono le sottoreti che affrontano i problemi degli indigeni (Terra Madre Indigenous People si è tenuta in Svezia, su impulso delle popolazioni Sami, volgarmente ed erroneamente detti Lapponi). Ci sono viaggi e scambi tra comunità che fanno gli stessi prodotti, com’èstato per i produttori di bottarga di Orbetello andati in Mauritania dalle donne Imraguen a mostrare le loro tecniche per ottenere una bottarga migliore e per costruire dei laboratori moderni ma rispettosi della lavorazione tradizionale. Gli esempi e le storie potrebbero moltiplicarsi, e molte ancora non le conosciamo: la rete non è proprietà di nessuno e si alimenta meglio da sola, in libertà. Siamo di fronte a una complessità difficile da maneggiare e, per l’appunto, raccontare. Per cui torniamo in Uganda, in quel cortile a Bunanimi.

La scuola elementare è pubblica, raccoglie le fasce di popolazione più povere di questa zona difficile. C’è uno dei Mille Orti in Africa, che non ha soltanto finalità educative per i piccoli ma piuttosto per l’intera comunità. Coinvolgendo i genitori degli alunni nel progetto di orticoltura, le comunità diventano parte attiva nella produzione e nello scambio di sementi e di tecniche produttive. I ragazzi portano a casa i semi moltiplicati nell’orto spingendo le famiglie a diversificare le proprie coltivazioni. A Bunanimi aspettavano preoccupati la pioggia: rafforzare la biodiversità delle loro colture significa, a queste latitudini, ridurre la vulnerabilità delle famiglie ai pericoli dell’insicurezza alimentare.

Sempre nei pressi di Mbale, a Bupoto, c’è la scuola superiore St. Stephen. Sono stato accompagnato dagli studenti in un percorso di una piccola ma completa mostra della biodiversità locale: una moltitudine di varietà di frutta, verdura, cereali e tuberi esposti su vecchi banchi di scuola nel cortile. Volevano raccontarmi la ricchezza del territorio, le tecniche di trasformazione e di preparazione delle pietanze nelle diete locali. Mbale rappresenta molto per Terra Madre, se vogliamo ragionare in termini di potenzialità della rete. Fredrick Wabusima, “Freddy” per gli amici, venne a Torino per la prima edizione del meeting. È un dj radiofonico e presentatore televisivo, seguitissimo sulle frequenze di Step Tv, un network locale da cui Freddy tiene programmi di intrattenimento. Proprio grazie alla radio alcune scuole della regione orientale dell’Uganda sono venute a conoscenza del progetto dei Mille Orti, che così si sono moltiplicati. E Freddie, senza che gli fosse espressamente richiesto, ha portato Slow Food in Est Uganda, dove prima non c’era, svolgendo una completa attività di volontariato. Non è scontato parlare di volontariato in un continente che in molte zone si è anche troppo abituato all’assistenzialismo.

La rete ugandese si è diffusa fino a Kampala, la capitale, grazie all’aiuto e l’opera gratuita di altri giovani brillanti come Edward Miukiibi, che mi ha guidato negli orti dei distretti di Mukono e Kayunga. È stato toccante essere accolto dai bambini della scuola materna Buiga Sunrise, in divisa giallo-rossa, per il loro Fruit&Juice party, appuntamento annuale in cui si coinvolgono i cuochi locali (come l’attivissimo Dembe Catering Group) e i genitori per promuovere il consumo di frutta fresca locale. Grandeimpulsol’ha poi dato anche l’università, perché la rete di Terra Madre ha i suoi rappresentanti del mondo accademico. Il professor Moses Makooma Tenywa della Makerere University, facoltà di agraria, ha sviluppato un sistema di comunicazione attraverso le nuove tecnologie che mette in rete le comunità rurali più remote dell’Uganda e diffonde tecniche colturali moderne e sostenibili e mette in contatto chi produce con chi compra, svolgendo un servizio indispensabile.

Fonte: Repubblica.it

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Pubblicato da su 19 ottobre 2012 in Uncategorized

 

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