RSS

Ghana, il ghetto delle streghe nel “paese-promessa” dell’Africa

29 Apr

Viaggio-nelle-prigioni-delle-streghe-e-degli-sciamani_h_partb

TAMALE (nord Ghana) – È un destino infame quello delle donne di Gnani, villaggio-rifugio  delle “streghe”, in fuga da famiglie e comunità che danno loro la responsabilità delle peggiori sciagure. Una sorte che le ha rese detenute con la formula “fine pena mai”, costrette a sopravvivere nella più umiliante delle dipendenze, quella di chi pur avendo di che campare, è costretto ad affidarsi alla solidarietà e al sostegno altrui. Aiuti supportati da progetti che Action Aid UK sviluppa da queste parti, dove anche Action Aid Italia opera, nel rispetto del ruolo che la grande Ong internazionale s’è ritagliata nel mondo della cooperazione, quello del difficile lavoro nel far emergere la consapevolezza dei diritti nella coscienza degli ultimi della Terra.

Nei sei villaggi-ghetto. Una condizione umana, quella delle “streghe” di Gnani – identico a quella delle persone ospiti in altri cinque villaggi-ghetto: Gambaga, Kukuo, Bonyase, Nabuli e Kpatinga – che trova ragione nelle oscurità più profonde e nascoste dell’animo di milioni di esseri umani in tutte le latitudini, ma qui alimentato da tradizioni e convincimenti millenari, che emergono nutrendosi nell’ignoranza, nella povertà, o anche nel banale calcolo di chi ha bisogno di eliminare qualcuno per semplice concorrenza in affari. Da millenni, infatti, l’esclusione sociale, la segregazione, il mobbing, come lo chiamiamo dalle nostre parti, fino all’eliminazione fisica di chi viene accusato di stregoneria, rappresentano le soluzioni suggerite nei capitoli non scritti della legge che regola le relazioni fra gli uomini.

Il contrasto con il resto. Tutto ciò risulta tanto più dissonante, a colpo d’occhio, quanto più si pensa di essere nello stato del Ghana, di cui si sente parlare spesso perché annoverato fra i più solidi paesi del continente (nonostante mille altre questioni aperte) soprannominato la “perla” dell’Africa occidentale, ex fiore all’occhiello dell’impero di sua maestà britannica, nazione-guida, dai tassi di crescita economica a due cifre, con il  più alto livello di scolarizzazione dell’Africa occidentale (quasi l’85 per cento, sebbene ancora circa 500.000 bambini siano fuori dal sistema scolastico), che vanta numerose e prestigiose università, per non parlare delle ricchezze naturali, come oro, cacao, diamanti, bauxite, manganese, di recente persino il petrolio. Una nazione che custodisce la speranza per milioni di africani, ansiosi di accorgersi non è più un miraggio il riscatto economico, sociale, culturale di milioni di persone e che è dunque possibile realizzare l’idea di una maggiore equità nella diffusione della ricchezza. Dunque, di fronte a tutto questo, incontrare tutte assieme un centinaio di “streghe”, e sentire da loro le storie terribili che si portano dentro, fa davvero un certo effetto.

L’istruttoria. Nel villaggio di Gnani, che ci ha ospitato per una mezza giornata, assieme ai cooperanti di Action Aid, vivono 254 “streghe”  39 “stregoni”, assieme a 17 bambini e 54 bambine, che per lo più fanno da badanti a quelli che per loro sono nonni, o parenti di due generazioni più anziani. Bambini senza scuola, e assistiti in tutto e per tutto. Nei sei villaggi-rifugio ci sono 567 persone, in prevalenza donne, nelle stesse condizioni. Le “istruttorie” di ingresso nel villaggio le coordina Al Assan Shei, eletto capo della comunità per diritto ereditario, in quanto appartenente ad una importante clan. “Lui, come moltissime persone nei diversi strati società ghanese, anche i più alti, spiega un rappresentante di Action Aid che fa da interprete – crediamo nella stregoneria. Pensiamo che i flussi malefici possano attraversare alcune persone e scagliarsi contro il mondo circostante, provocando anche disastri. Il problema è stabilire se queste accuse di stregoneria sono accuse strumentali, oppure se hanno un qualche fondamento. Questo è l’incarico che spetta al capo villaggio”.

Le storie. Racconta Fanli, una delle “streghe” ospiti da 15 anni a Gnani, che non vuole rivelare la sua età: “Quando è morto mio marito la sua famiglia ha cominciato a diffondere la voce che a mandarlo all’altro mondo ero stata io, con la mia potenza malefica. Ho passato periodi d’inferno. Nessuno mi parlava più, la gente mi evitava, la mia stessa famiglia mi teneva alla larga. Tutti avevano paura di me. Arrivata qui sono stata giudicata innocente. Però io sono voluta restare qui, non ci tornò da quelli. Mi fanno paura”.

La prova del pollo. Simile è la storia di Waapu Nojnu, 60 anni da poco compiuti. Lei, considerata responsabile della morte del figlio del suo terzo genito, è stata “condannata” dopo la terribile “prova del pollo”. Che consiste nell’ammazzare l’animale per poi constatare se il suo collo cade all’indietro, oppure in avanti. Se si verifica questa seconda ipotesi, il soggetto in esame viene considerato strega o stregone. Bene, Waapu è stata sfortunata con il pollo ed è qui da circa 20 anni. Sta bene in salute, ma a sentendola parlare si coglie tanta rabbia e amarezza nella sua voce.

Un fenomeno diffuso. Nei villaggi polverosi delle comunità rurali isolate l’aggressione di chi lancia accuse di stregoneria viene coltivata nell’indigenza, questo è certo. Ma – stando a quanto raccontano molti fra coloro che operano nell’ambito umanitario in questa regione del Ghana – il fenomeno è assai più diffuso e coinvolge anche strati insospettabile della ancora acerba borghesia ghanese, dei professionisti, persino del ceto accademico. Si racconta di fior di studiosi, che vantano credenziali prestigiose e master universitari ottenuti in Europa o megli Usa, arroccati nella loro convinzione dell’esistenza di forze occulte e sortileggi dai quali occorre difendersi. C’è chi giura, tra persone altrimenti serie e affidabili, di aver visto “streghe volare o correre da una parte all’altra di una stanza, a testa in giù”.

La magia nera nelle metropoli. Dunque, il fenomeno della stregoneria in Africa “non sempre e non solo ha a che fare con l’ignoranza e con la clausura culturale” – rifletteva tempo fa un professore di storia incontrato a Ouagadougou, in Burkina Faso –  la dimensione soprannaturale si è trasferita da 25-30 anni a questa parte dai villaggi rurali alle metropoli, raggiungendo anche gli ambienti a più diretto contatto, d’affari e non, con l’Europa”. Insomma, da Accra a Lomè, da Lagos a Freetown, da Abidjan a Ouagadougou, dilaga il timore della magia nera. Così se nelle comunità lontane e povere le “streghe” e gli “stregoni” sono rinchiusi nei ghetti come Gnani, nelle metropoli africane, gli “indemoniati porta sfiga” fanno i soldi a palate, per eliminare nemici, assicurare successo in amore, risolvere problemi coniugali, e – pare –  anche per far tornare fertile chi non riesce ad avere figli.

Fonte: Repubblica.it

 
1 Commento

Pubblicato da su 29 aprile 2013 in Uncategorized

 

Tag: , ,

Una risposta a “Ghana, il ghetto delle streghe nel “paese-promessa” dell’Africa

  1. agencia de posicionamiento en buscadores

    3 ottobre 2014 at 12:21 PM

    Very nice post. I just stumbled upon your weblog and wanted to say
    that I’ve really enjoyed browsing your blog posts.
    In any case I will be subscribing to your rss feed and I hope you write again very
    soon!

     

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: