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Arte a Marrakech: Biennale d’Africa

07 Mar

biennale_africa

La storia dell’attrazione di un anziano ufficiale dell’esercito egiziano dei tempi di Mubarak per un ragazzo nubiano. Un libro vittima della censura, introvabile in Marocco. E un grande scrittore morto prima della pubblicazione della sua opera.

Tra incantatori di serpenti, scimmie al guinzaglio, turisti,venditori e perdigiorno – la varia umanità di piazza Jamaa El Fna – il 14 marzo si discute e si leggono passi di “Le Dernier Combat du captain Ni’mat”, opera postuma dello scrittore marocchino Mohamed Leftah, vincitore del premio la Mamounia, riconoscimento che ogni anno viene attribuito ai migliori autori del Paese di lingua francese.
Si tratta del primo appuntamento della sezione letteraria dellaBiennale di Marrakech «uno spazio per il dibattito» voluta daVanessa Branson, sorella di Richard fondatore e uomo immagine della Virgin, per discutere e confrontarsi attraverso la letteratura, la performing art, il cinema e le arti figurative.

La quinta edizione della Biennale si propone come luogo discussione e di confronto sul tema “Dove siamo ora?“. Per cercare le risposte la Biennale, sotto la direzione artistica della giovane Alya Sebti, si affida ad artisti marocchini e internazionale.
Un calendario di appuntamenti articolato dove trovano posto la conferenza di Michelangelo Pistoletto e l’incontro con il regista britannico Stephen Frears. Istallazioni sonore negli spazi dell’antico Palais el Badii e la “wreck art“, l’opera colossale di Alexander Ponamorev che propone lo scheletro di una nave che sta affondando nel deserto d’Agafay con riferimenti al capitano Schettino.
E poi film che riflettono sui casi di stupro in Marocco e la ricerca sulla produzione tramite le stampanti in 3 D, curata dall’architetto e innovatore italiano Paolo Cascone.

Nella Biennale è coinvolta tutta la città e gli appuntamenti sono fissati nei punti nevralgici di Marrakech, mete imperdibili per ogni turista diligente. Le location principali sono: Palais el Badii, grande palazzo costruito dai sultani nel XVI secolo con il bel giardino di aranci. Qui, tra gli altri, espongono Katinka Bock con “Red, red, red” una sorta di casa di terra e fango commissionata dalla Biennale, e il videoTowards the Possible Film di Shezad Dawood girato nella provincia marocchina di Sidi Ifni e recitato in Tamazight, lingua berbera diventata di recente idioma ufficiale del Paese insieme all’arabo.
E poi Dar Si Said, palazzo del XIX costruito per il ciambellano Sidi Said con cortili e soffitti in legno intarsiati di gusto andaluso dove, ogni venerdì e sabato dalle 14 alle 17, si può ascoltare l’istallazione sonora “MurMurMure” di Gabriel Lester. 

E poi la sede della Bank of Maghrib in piazza Jamaa el Fna. Dar Cherifa (“la casa sacra” in arabo) una casa privata e monumento storico ristrutturata nel 2000 e oggi sede di un caffè letterario, spazio per mostre, concerti, eventi letterari e incontri.
Si prosegue per L’Blassa, edificio degli anni ’30 in stile art déco nel quartiere di Gueliz, che ospita il progetto “Le Salon” di Hassan Hajjaj.
E ancora il riad El Fenn (“la casa dell’arte”) edificio del XVI secolo ristrutturato dalla proprietaria Vanessa Branson ed epicentro della Biennale dalla sua fondazione nel 2004.
E poi gallerie d’arte sparse per la città, l’Instituto Cervantes e l’Institut Français di Gueliz.

GIOIELLI BERBERI E I CANTASTORIE DI JAMAA EL FNA
Tra una performance e l’altra c’è tempo per esplorare la Medina con il souq, cuore pulsante della città. In questi vicoli labirintici invasi da profumi, turisti, locali, motorini e carretti si trova ogni tipo di merce. Dai bei tappeti berberi ai gioielli antichi in argento e metallo, dalle borse di pelle decorate allebabouche di ogni colore e numero. Non si rimane mai delusi se si comprano prodotti cosmetici come lecreme alla rosa, l’olio di Argan per pelle e capelli, saponi all’olio d’oliva e il kajal in polvere venduto in boccette di vetro che si applica con bastoncino.
Dopo un tè alla menta, una contrattazione, due chiacchiere in francese (ma anche in italiano) è il momento attraversare di nuovo la vicina piazza Jamaa El Fna, e scendere verso la Kasbah poco distante da Palais el Badii.

Qui, al Cafè Clock, fino al 27 marzo si possono ascoltare i Conteurs de Jamaa El Fna che danno nuova vita all’antica tradizione dei cantastorie di Marrakech. Ormai in città sono rimasti pochissimiconteurs ma qui, ogni giovedì alle 17, si possono ascoltare i grandi maestri narrare storie in arabo. Finito il racconto giovani apprendisti traducono queste antiche fiabe classiche in inglese e in francese.
Un’esperienza da ricordare e raccontare.

Fonte: Il Sole 24 ore

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Pubblicato da su 7 marzo 2014 in Uncategorized

 

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