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Il cinematografo ambulante che dona sorrisi nei villaggi dell’Africa

06 Mag

cinema_africa

La nostra storia inizia nel 1997 per opera di Elisabetta Antognoni e Nello Ferrieri, legati dalle passione per il continente africano e per il cinema nella sua “vera funzione, quella di raccontare storie”. Dopo una lunga preparazione, i due scelgono il Mozambico per un ambizioso progetto pilota intitolato Cinemovel: 4 mesi per percorrere 3.000 chilometri su 2 camion, 1 pulmino e 2 jeep. Una tappa ogni due o tre giorni, una proiezione ogni sera, nella piazza dei villaggi più isolati del Paese.

“La troupe del Cinemovel arriva, prende accordi con le autorità locali, monta schermo e proiettore e lo sfrigolio delle casse annuncia l’inizio dei film: l’incanto eterno dei classici del muto, la giocosità dei cartoni animati, la poesia dei film mozambicani” (dal diario di bordo del Cinemovel)

L’immediatezza del mezzo audiovisivo fa il resto. Conquistati dalle immagini e dalle storie raccontate, gli spettatori danno vita ad “visione collettiva partecipata”, dove vengono affrontate tematiche anche forti, quali la diffusione delle malattie veneree o le mutilazioni genitali femminili.

Il successo dell’iniziativa spinge i suoi promotori a riproporre altrove questo inedito mix di cinema e comunicazione sociale. Viene così creata una fondazione – presidente onorario Ettore Scola -, che porta la carovana in Italia per lanciare, assieme all’associazione Libera di don Luigi Ciotti, il festival Libero Cinema in Libera Terra. L’iniziativa, giunta quest’anno alla sua nona edizione, racconta storie di legalità e lotta alla mafia nei luoghi stessi che le hanno ispirate.

Nel frattempo le iniziative in Africa si moltiplicano: nel 2007 è il turno del Marocco, dove la Karavan du livre au film porta cinema e letteratura nelle aree rurali più sperdute. Dal 2012 Mboro Ndeundekat, villaggio di pescatori a 100 chilometri a nord di Dakar, si anima per il Festival della Comunità, volto a promuovere tra i giovani la cultura cinematografica e l’utilizzo del cinema come strumento di comunicazione sociale. Infine, la carovana giunge quest’anno in Tunisia, per coinvolgere giovani attiviste nella creazione di un documentario sui diritti delle donne e sulla cittadinanza attiva.

Come spesso accade nel campo della cooperazione allo sviluppo, le critiche non hanno risparmiato le attività della Cinemovel Foundation:

Molte volte ci siamo sentiti dire che il continente africano ha bisogno di altro, non di cinema”,

racconta Elisabetta Antognoni. Si tratta tuttavia di accuse che travisano la vera natura del progetto:

Cinemovel desidera rispondere ai bisogni culturali delle popolazioni. L’accesso alla cultura rappresenta un elemento fondamentale del processo di democratizzazione”.

Fonte: Corriere.it

 
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Pubblicato da su 6 maggio 2014 in Uncategorized

 

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