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In Africa anche canzoni e vignette contro l’Ebola

02 Ott

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Canzoni orecchiabili e vignette spiritose: di fronte all’epidemia di Ebola che ha colpito l’Africa occidentale anche cantanti e vignettisti hanno deciso di prestare il proprio contributo per favorire una maggiore sensibilizzazione sul virus che ha gia’ ucciso piu’ di 3.000 persone dall’inizio dell’anno. Perche’ il virus non ha frontiere, canta il rapper senegalese Xuman nella sua “L’Ebola e’ la’”, una parodia di “Umbrella” di Rihanna e del rapper americano Jay-Z. “La malattia e’ presente tra i nostri vicini, liberiani e guineiani. Credete sia lontana, che non ci debba preoccupare, ma (… ) anche se la frontiera e’ stata chiusa, nonostante tutto questo e’ arrivata lo stesso”, canta Xuman. Sono diverse le canzoni e i disegni che illustrano i sintomi della malattia (febbre, sanguinamento, diarrea, vomito, tosse… ) e le modalita’ di trasmissione (contatti con secrezioni corporee dei malati o dei morti); si tratta a volte di pezzi molto orecchiabili, alcuni dei quali visionati anche piu’ di 15.000 volte su YouTube, in cui si sollecita l’adozione di misure di prevenzione, come il lavaggio delle mani. “Lava sempre le mani con acqua e sapone”, martella John Allu dalla Nigeria, dove l’Ebola ha ucciso otto persone, nella sua “Stop Ebola Virus Campaign Song”.

Anche nella Repubblica democratica del Congo, paese dove il virus dell’Ebola venne scoperto nel 1976 oggi alla sua settima epidemia, in un disegno del congolese Kash il virus e’ il nemico numero uno: “Sparategli a vista”, ordina un uomo armato, con scarponi e maschera antigas, in una strada di Boende, distretto del nord-ovest del paese dove l’epidemia ha causato una quarantina di morti dal mese di agosto.

Il vignettista ha ricordato come, tornando da un festival in Guinea, lo scorso febbraio, senti’ dei giornalisti locali che “minimizzavano” la minaccia posta dall’Ebola: “Mi sono detto che se non ci credevano i giornalisti, che ne sarebbe stato dei villaggi… “. Poi quando l’epidemia e’ arrivata nel suo paese, si e’ armato di matita: “Se questo puo’ aumentare la consapevolezza, puo’ smuovere le autorita’ pubbliche, va bene. Spero che le autorita’ agiscano”. Gli effetti di queste attivita’ di sensibilizzazione sono difficili da misurare, anche perche’ cantanti e vignettisti usano soprattutto il francese o l’inglese, il cui uso e’ meno diffuso nelle zone rurali. Tra le eccezioni, il collettivo senegalese “Y’en a marre” che canta “Stop Ebola” in wolof, la lingua piu’ parlata in Senegal.

Fonte: Internazionale

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Pubblicato da su 2 ottobre 2014 in Uncategorized

 

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