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Africa chiama Italia. E il made in Italy risponde. Con una nuova fiera itinerante

12 Dic

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Africa cerca Italia. Non per ottenere aiuti, in questo caso, ma per acquistare prodotti del made in Italy. Mariam Cristine Scandroglio, ivoriana che a 3 anni è stata adottata da una famiglia milanese, non ha dubbi: «L’Africa sub-sahariana rappresenta la nuova frontiera per l’internazionalizzazione delle imprese italiane; Paesi che ancora recentemente figuravano agli ultimi posti delle classifiche internazionali per il potenziale di attrazione dei loro mercati, sono ora considerati tra i più promettenti a livello mondiale».

Per questo Scandroglio ha creato a Trezzano sul Naviglio la società Progetto Il Ponte che organizzerà, nell’autunno del prossimo anno, Fieritaly. Una vetrina itinerante di prodotti italiani. Itinerante perché Fieritaly si sposterà dalla Costa d’Avorio al Burkina Faso per trasferirsi poi in Togo ed in Etiopia. «I settori coinvolti – prosegue Scandroglio – spaziano dal turismo alla cosmesi, dall’agroalimentare alla salute, dalla moda all’artigianato, dall’arredamento alle tecnologie ed alle costruzioni».

D’altronde il tasso medio annuo di crescita del Pil è passato dal 2,6% del 2000 al 4,9% del 2010 con prospettive di salire al 6% nel 2020. E le famiglie della classe media, 18 milioni nel 2000, diventeranno 45 milioni nel 2020. Ancor più rilevante la crescita degli investimenti diretti esteri, dai 16 miliardi di euro del 2000 ai 400 miliardi previsti per il 2020.

Dunque non mancano gli spazi e le opportunità per le aziende del made in Italy. Non per quelle che delocalizzano, precisa Scandroglio, ma per quelle che producono realmente in Italia. Ed è evidente che chi riuscirà a conquistare per primo i mercati africani sub sahariani ed a fidelizzarli, potrà successivamente beneficiare di rendite di posizioni non secondarie. Anche per una eventuale espansione in Paesi vicini. D’altronde la Cina è già arrivata e ha cominciato a sviluppare una forte rete commerciale. Ma il made in Italy può contare, secondo Il Ponte, su un vantaggio rappresentato dal rientro in patria di una parte della diaspora africana. Giovani che hanno studiato in Europa, soprattutto in Francia, e che hanno conosciuto ed apprezzato i prodotti europei ed italiani, non quelli cinesi. E che, tornando in Africa, vorrebbero continuare ad acquistare la qualità e lo stile del made in Italy.

Fonte: Il Sole 24 ore

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Pubblicato da su 12 dicembre 2014 in Uncategorized

 

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