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Nicola, l’ingegnere campano che porta internet in Africa per Zuckerberg

29 Dic

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«Negli ultimi tre anni credo di aver preso così tanti aerei da raggiungere la luna». Scherza Nicola D’Elia ma neanche troppo. Trentotto anni, un passato da cooperante, oggi è l’uomo che sta aiutando Mark Zuckerberg a portare il web in Africa e nei paesi emergenti del Sud Est asiatico e del Sud America.
Per Facebook è responsabile delle partnership con gli operatori di telefonia mobile locali per che permettono a Menlo Park di dotare di una connessione quel 75 per cento della popolazione rimasta ancora senza accesso alla rete. «L’obiettivo di Internet.org (questo il nome del programma, ndr) è molto ambizioso», spiega. Tradotto, significa far salire gli utenti di Facebook a 5 miliardi (oggi sono 1.3).

Da Mark Twain alla Guerra del Golfo

Aerei, telefoni, conferenze telefoniche e riunioni su WhatsApp. È difficile trovare Nicola fermo. Sul suo profilo Instagram si legge una massima di Mark Twain: «Viaggiare è fatale per i pregiudizi, i bigottismi e per le menti ristrette». Mamma gli ha insegnato l’inglese. Papà il francese. Da solo ha studiato spagnolo. Sarà anche per questo che D’Elia si sposta di continuo, tra Londra, lo Zambia, il Kenya e la Tanzania, i primi tre paesi scelti da Zuckerberg per tessere una fitta trama di partnership. E per i prossimi anni Nicola ha una “missione” ancor più delicata. «Mark non è mai stato in Africa ma vorrei portarcelo». I punti in comune tra i due sono tanti. Su tutti, lo scarso idealismo e la voglia di guardare lontano. Origini campane, una laurea in ingegneria delle telecomunicazioni a Pisa, poi un’esperienza in Accenture, fin dagli D’Elia capisce presto che l’Italia gli va stretta. Prima lavora in Namibia. Poi, dopo la seconda guerra del Golfo per sei mesi è in Kuwait per un programma di assistenza alimentare con la ong Intersos. L’Africa chiama, sempre più giù. «Dopo il Medio Oriente sono finito in Uganda per 3 anni con Gsma, l’organizzazione mondiale di telefonia mobile, Studiavo come usare le energie per la connettività».

Mai stare fermi

Ad un certo punto Nicola sente il bisogno di tornare a casa. Ma guai mettersi seduti. Così approfitta della “pausa” per prendersi un Mba a Cambridge. Ed è a quel punto che Mark lo chiama alla sua corte. «Ero l’uomo giusto al momento». Oggi fa base a Londra. Ma è difficile trovarlo vicino al Tamigi.Chi se lo immagina alle prese coi droni, i laser e le mongolfiere con cui altri colossi della Silicon Valley stanno “cablando” l’Africa, rimarrà deluso. «A Facebook stiamo lavorando anche a questo. Ma si tratta del futuro, allo stato attuale sono gli accordi che chiudiamo con le compagnie di telefonia – in Africa ce ne sono più di 200 – che ci stanno dando buoni risultati». La missione civilizzatrice di Menlo Park per lui si riassume nel racconto di un allevatore di polli dello Zambia che racconta come grazie a Internet.org abbia appreso le nozioni basilari sanitarie per evitare il contagio dei suoi animali. Non male ai tempi di Ebola. Zuckerberg tre anni ha chiamato a sé Nokia, Ericsson, MediaTek, Nokia, Opera, Qualcomm e Samsung. «Con un telefono (non necessariamente uno smartphone) puoi migliorare le tue condizioni di vita». Basta un’app per Android o una url e Wikipedia e Facebook appaiono in una capanna di fango. «Molte persone sanno cosa sia internet ma non sanno cosa farci. E il mio lavoro è proprio far sì che possano usarlo gratuitamente per qualcosa di utile», sintetizza D’Elia. Fa niente se la molla di tutto ciò sia l’espansione dei confini dell’impero di Mark. «L’importante è cambiare la vita della persone». Partendo da lontano.

Fonte: Corriere.it

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Pubblicato da su 29 dicembre 2014 in Uncategorized

 

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