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La nostra energia “verde” parte dal Marocco per conquistare l’Africa

04 Mar

rinnovabili africa

L’Africa chiede energia verde. Sulla quale spicca, buon per noi, il tricolore. Dall’Egitto alla Tunisia per arrivare, più a ovest, al paese che ci sta già riservando grandi soddisfazioni: il Marocco. Il più ricco di ambizioni occidentali, il più solido nelle istituzioni che posso rendere credibile questo processo, ma il più povero di risorse energetiche proprie. Se non fosse per il sole, che lì non manca di certo. L’Italia? Presente.

Ha solo pochi mesi di vita il progetto Solar Breeder per creare, in alleanza con il governo marocchino, un distretto industriale autoalimentato ad energia fotovoltaica confezionato e cogestito da un pool di imprese tutte italiane. E già si guarda all’evoluzione successiva. Solar Breeder non sarà solo un avamposto produttivo per (e con) l’energia verde, piazzato nell’area di Ben Guerir, trasformata in “green city” e incubatore tecnologico per volere diretto del Re del Marocco Muhammad VI. Sarà anche, a maggior ragione, un laboratorio per mettere a punto la transizione del paese africano verso un modello di energia basato sulla concorrenza, sul mercato, sulla competizione tra tecnologie e imprese. All’insegna, anche qui, del made in Italy.

Tecnologia e regole
A Rabat hanno studiato bene le carte, hanno scandagliato ciò che abbiamo fatto in Italia. Hanno evidentemente constatato che nonostante qualche pasticcio nell’erogazione degli incentivi all’energia solare abbiamo maturato ottime competenze. E per assicurarsi la transizione verso un modello avanzato che punti anche e soprattutto sulle energie verdi il governo marocchino ha chiamato all’appello proprio il nostro manovratore istituzionale dell’energia rinnovabile: il Gse, la società pubblica per i servizi energetici guidata da Nando Pasquali che ha sotto le sue ali anche la ricerca di settore attraverso il Rse, già partner di Solar Breeder.
Appuntamento a fine mese. Per firmare, questa l’intenzione, un nuovo patto: saremo noi italiani ad aiutare il Marocco a disegnare non solo la cittadella industriale verde ma anche l’evoluzione energetica verso la concorrenza e il mercato. Bisognerà allestire un moderno sistema di controllo delle reti ma anche, sul versante più propriamente istituzionale, l’Authority per la vigilanza e la regolamentazione del settore. Per mutuo interesse, naturalmente. Il Marocco ne ricaverà una forte spinta alla modernizzazione, l’Italia non solo potrà fare ottimi affari ma potrà insediare proprio lì un laboratorio per affinare ulteriormente le sue competenze, anche tecnologiche: è prevista tra l’altro la costruzione di un laboratorio coordinato dall’Rse per testare i sistemi di accumulo a batteria al servizio delle energie rinnovabili.

Il Governo ci crede
Palazzo Chigi ci crede. E promette di oliare l’operazione. Ci sarà bisogno del supporto diretto del nostro Ministero dello Sviluppo economico, dove si sta esaminando proprio in questi giorni il dossier. Che darà, nel caso, una nuova importante caratura istituzionale al progetto Solar Breeder, coordinato da Kenergia, la società guidata da Giovanni Simoni (protagonista dell’associazionismo del settore e buon visionario degli scenari energetici) insieme a una squadra ben articolata in competenze e capacità, come Brandoni solare, Friem, appunto il Rse, Moroni & Partner, Saet, Raptech. Il tutto con un’alleanza societaria e operativa con la locale Societé d’Investissment Energetique (SIE) che prevede investimenti iniziali per oltre 22 milioni di euro, per il 40% a carico del partner locale. “Con l’obiettivo tra l’altro di fabbricare nel primo anno moduli fotovoltaici ad alta efficienza per 50 megawatt” fa sapere Giovanni Simoni.”Ma è solo un punto di partenza” insiste. Il piano di Rabat sulle fonti rinnovabili traguarda 2mila megawatt fotovoltaici a fine 2019. Con un’ambizione, che Simoni sposa in pieno: dimostrare che in certe condizioni, che in Marocco esistono in pieno, l’evoluzione tecnologica dell’energia solare consente già oggi di produrre elettricità ad un costo assolutamente competitivo rispetto alle centrali tradizionali, quelle che bruciano idrocarburi ma anche quelle atomiche.

Nuovi orizzonti
Per rafforzare il consorzio marocchino “le opportunità ci sono eccome. Siamo solo al punto di partenza – azzarda Simoni – per un processo di intese e investimenti che vedrà coinvolte, oltre alle imprese italiane che ci seguono e ci vorranno seguire anche le banche e gli imprenditori privati locali”. E non c’è solo il Marocco. Tant’è che Solar Breeder sta già allargando i suoi orizzonti. A fine gennaio ad Abu Dhabi, in occasione del World Future Energy Summit, è stato battezzato Solar Breeder International (SBI), la società con la quale si vuole esportare il modello marocchino in giro per il mondo.

Fonte: Il Sole 24 ore

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Pubblicato da su 4 marzo 2015 in Uncategorized

 

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