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Corsa all’oro per mezza Africa

30 Mar

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Era l’11 ottobre del 2012 quando, durante un’operazione delle autorità del Ghana contro i cercatori d’oro illegali, il cinese Chen Long fu ucciso in una miniera della regione centrale Ashanti. Aveva solo 16 anni e il suo iPad fu confuso per una pistola. Nell’arco di 24 ore, 101 cinesi furono inoltre imprigionati perché scavavano senza un regolare permesso di lavoro. Solo l’intervento dell’ambasciata della Cina in Ghana ne ha permesso la liberazione qualche giorno dopo. «Decine di migliaia di cinesi sono arrivati qui nel 2009 per cercare l’oro – afferma Su Zhenyu, segretario dell’associazione Miniere cinesi in Ghana -. Il primo gruppo approdato nella regione Ashanti nel 2006 era invece composto di soli dieci cinesi».

Nonostante il prezzo dell’oro si sia abbassato in questi ultimi anni, la ricerca di nuove miniere in Africa continua senza sosta. Grandi e piccole aziende aurifere internazionali stanno lanciando nuovi progetti di esplorazione e produzione del preziosissimo metallo. Non solo nei primi tre Paesi africani più importanti per l’oro – Sudafrica, Ghana e Mali – ma anche in zone promettenti, e fino ad oggi poco sfruttate, come Costa d’Avorio, Tanzania e Zimbabwe. «I primi campioni del progetto Dabakala in Costa d’Avorio hanno fornito risultati molto incoraggianti insieme all’identificazione di diverse nuove zone aurifere – ha recentemente dichiarato Bernard Aylward, a capo della Taruga Gold Ltd., una società australiana che lavora anche in Mali e Niger -. Questa progetto rappresenta una priorità grazie al governo ivoriano che propone leggi sempre più favorevoli all’industria mineraria».

Diverse aziende stanno infatti spostandosi in Costa d’Avorio, un Paese tradizionalmente inesplorato a causa dell’instabilità politica degli ultimi dieci anni. Ma circa il 35% delle rocce Birimian, le principali fonti d’oro in Africa occidentale con riserve per 170 milioni di once (Moz), è presente nel sottosuolo ivoriano. Mentre il 17% si trova in Ghana e il resto si divide soprattutto tra Guinea Conakry, Mali e Burkina Faso. «In Costa d’Avorio ci sono i depositi di 6 Moz a Yaoure gestiti dalla società Amara Mining, e quello di Tongon, con 4,4 Moz della Randgold resources – affermano gli esperti -. Mentre in Mali si trovano i preziosissimi depositi di Morila e Syama con 7 Moz ciascuno, e Sadiola con 13 Moz».

Inoltre, con la guerra iniziata in Mali nel 2013, la produzione del metallo giallo non è cambiata di molto: «Abbiamo prodotto 45.8 tonnellate d’oro nel 2014 rispetto alle 47 tonnellate dell’anno precedente – ha detto Lassana Guindo, consigliere tecnico del presso il governo maliano -. E le restrizioni adottate in Ghana, Senegal e Burkina Faso stanno dirigendo un alto flusso di cercatori d’oro verso il Mali».

Ma anche l’Africa orientale è teatro di nuovi progetti auriferi. «Saremo in grado di produrre oltre 450mila once d’oro nei prossimi 5 anni a 750 dollari per oncia – recita una nota della canadese Acacia mining Ltd., ex African Barrick gold Plc., riguardo alla miniera nel Nord Mara in Tanzania -. Ma c’è grande potenziale per un’eventuale espansione del sito minerario».

Fonte: Avvenire.it

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Pubblicato da su 30 marzo 2015 in Uncategorized

 

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