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Africa Occidentale: Ebola, arrivati solo il 40% degli aiuti promessi

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Soltanto il 40% dei fondi promessi dalla comunità internazionale per la lotta al virus ebola ha effettivamente raggiunto i paesi colpiti.

E’ quanto sostiene lo studio condotto da una ricercatrice in sanità pubblica, Karen Grepin, della New York University, pubblicata nel British Medical Journal.

Alla fine del 2014 i paesi colpiti – in particolare Guinea, Liberia e Sierra Leone – avevano ricevuto 1,09 miliardi di dollari, a fronte di una promessa di 2,9 miliardi.

Per la Grepin, tali ritardi hanno potuto favorire la diffusione dell’epidemia e di conseguenza determinare bisogni di aiuto sempre più importanti.

Lo studio ha preso come riferimento i dati dell’Ufficio di coordinamento degli affari umanitari dell’Onu (Ocha), tuttavia la ricercatrice ha notato che le agenzie sanitarie mondiali hanno avuto difficoltà nel fornire stime affidabili dei finanziamenti necessari per contrastare la propagazione del virus.

Fonte: Atlasweb

 
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Pubblicato da su 4 febbraio 2015 in Uncategorized

 

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In Africa anche canzoni e vignette contro l’Ebola

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Canzoni orecchiabili e vignette spiritose: di fronte all’epidemia di Ebola che ha colpito l’Africa occidentale anche cantanti e vignettisti hanno deciso di prestare il proprio contributo per favorire una maggiore sensibilizzazione sul virus che ha gia’ ucciso piu’ di 3.000 persone dall’inizio dell’anno. Perche’ il virus non ha frontiere, canta il rapper senegalese Xuman nella sua “L’Ebola e’ la’”, una parodia di “Umbrella” di Rihanna e del rapper americano Jay-Z. “La malattia e’ presente tra i nostri vicini, liberiani e guineiani. Credete sia lontana, che non ci debba preoccupare, ma (… ) anche se la frontiera e’ stata chiusa, nonostante tutto questo e’ arrivata lo stesso”, canta Xuman. Sono diverse le canzoni e i disegni che illustrano i sintomi della malattia (febbre, sanguinamento, diarrea, vomito, tosse… ) e le modalita’ di trasmissione (contatti con secrezioni corporee dei malati o dei morti); si tratta a volte di pezzi molto orecchiabili, alcuni dei quali visionati anche piu’ di 15.000 volte su YouTube, in cui si sollecita l’adozione di misure di prevenzione, come il lavaggio delle mani. “Lava sempre le mani con acqua e sapone”, martella John Allu dalla Nigeria, dove l’Ebola ha ucciso otto persone, nella sua “Stop Ebola Virus Campaign Song”.

Anche nella Repubblica democratica del Congo, paese dove il virus dell’Ebola venne scoperto nel 1976 oggi alla sua settima epidemia, in un disegno del congolese Kash il virus e’ il nemico numero uno: “Sparategli a vista”, ordina un uomo armato, con scarponi e maschera antigas, in una strada di Boende, distretto del nord-ovest del paese dove l’epidemia ha causato una quarantina di morti dal mese di agosto.

Il vignettista ha ricordato come, tornando da un festival in Guinea, lo scorso febbraio, senti’ dei giornalisti locali che “minimizzavano” la minaccia posta dall’Ebola: “Mi sono detto che se non ci credevano i giornalisti, che ne sarebbe stato dei villaggi… “. Poi quando l’epidemia e’ arrivata nel suo paese, si e’ armato di matita: “Se questo puo’ aumentare la consapevolezza, puo’ smuovere le autorita’ pubbliche, va bene. Spero che le autorita’ agiscano”. Gli effetti di queste attivita’ di sensibilizzazione sono difficili da misurare, anche perche’ cantanti e vignettisti usano soprattutto il francese o l’inglese, il cui uso e’ meno diffuso nelle zone rurali. Tra le eccezioni, il collettivo senegalese “Y’en a marre” che canta “Stop Ebola” in wolof, la lingua piu’ parlata in Senegal.

Fonte: Internazionale

 
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Pubblicato da su 2 ottobre 2014 in Uncategorized

 

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Effetto Ebola sull’economia: scambi a rischio tra Africa e Ue

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I riflessi economici dell’epidemia di Ebola «preoccupano molto». A lanciare ieri l’allarme sulle conseguenze negative della diffusione del virus è stato il capo dell’associazione delle imprese tedesche in Africa, Christoph Kannengiesser. Al quotidiano «Handelsblatt» ha detto che «nei Paesi colpiti osserviamo già effetti negativi sul commercio e sulle prospettive di investimento delle imprese tedesche, che ultimamente erano cresciute molto». Per scongiurare un collasso delle aree raggiunte dall’epidemia occorre «agire in fretta», ha sottolineato, salutando positivamente l’annuncio del governo per un maggiore impegno.

Mercoledì, rispondendo a un accorato appello della presidente liberiana Ellen Johnson-Sirleaf a dieci capi di governo, Angela Merkel ha promesso «in fretta» aiuti e ha parlato di una situazione «drammatica» in Liberia. In effetti si tratta del Paese più colpito dal virus, anche secondo le stime della Banca mondiale. Nel medio termine, lo scenario peggiore parla di un rischio di crollo del Pil del 11,7%. Ma anche gli altri due Paesi in cui Ebola ha mietuto più vittime, Guinea e Sierra Leone, le stime più pessimistiche prevedono una caduta del prodotto, rispettivamente, del 2,3% e del 8,9%. In tutto questi tre Paesi rischiano di vedere spazzati via fino a 809 milioni di dollari. L’Onu ha calcolato che nei prossimi nove mesi potrebbero aver già bisogno di aiuti per 300 milioni (ieri Ban Ki-moon ha annunciato la creazione di una missione di emergenza – Unmeer – per contrastare il virus). E ora l’epidemia minaccia anche la Nigeria, il Ghana e il Senegal.

Per il presidente della Banca mondiale, Jim Yong King, la situazione richiederebbe una risposta immediata e «forte» per contenere il contagio nei prossimi sei mesi: «Dobbiamo davvero migliorare la nostra reazione all’epidemia e stiamo imparando dai dati che il fattore tempo è essenziale». L’Organizzazione mondiale della sanità (che ieri ha definito Ebola «una crisi umanitaria, sociale ed economica che minaccia la sicurezza internazionale) ha calcolato che servirebbe un miliardo di dollari per arginare l’epidemia: «Un miliardo di cui abbiamo bisogno subito – ha puntualizzato Kim – altrimenti potrebbero diventare molti di più, se non reagiamo». I timori sono quelli di conseguenze finanziarie ed economiche «catastrofiche» per l’Africa occidentale.

Gli Stati Uniti hanno già reagito, mandando 3000 soldati nelle regioni più colpite dal virus e la Banca mondiale stessa ha promesso 200 milioni di aiuti per i tre Paesi più afflitti, Liberia, Sierra Leone e Guinea; anche il Fondo monetario internazionale ha annunciato 127 milioni per sostenerli. Invece, non è affatto chiaro in cosa consistano gli aiuti eventuali da Berlino: secondo alcune voci, il governo Merkel potrebbe organizzare un ponte aereo con le zone più colpite e fornire ospedali di campo. Ma nei giorni scorsi, dopo settimane di silenzio rispetto a un’emergenza che sta crescendo a ritmi vertiginosi, anche «Medici senza frontiere» ha rivolto una lettera a Merkel, accusandola di «non aver quasi reagito, finora, all’epidemia».

Fonte: La stampa

 
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Pubblicato da su 22 settembre 2014 in Uncategorized

 

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Allerta Oms per l’epidemia di Ebola in Guinea, già 78 vittime e 122 contagiati

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Il virus che causa febbre emorragica è quasi sempre letale e non esiste terapia. Il contagio si sta diffondendo in Sierra Leone e Lineria. Msf si mobilita

Ginevra. Sede dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms). La prima epidemia di Ebola in Guinea preoccupa gli esperti. Se non li allarma. Un dirigente del ministero del Paese africano aggiorna i casi: 122 malati sospetti e 78 morti, per ora in un’area del Sud. Ma il virus che causa la febbre emorragica (vi sono diversi ceppi, rapidi nel contagio e altamente letali: è il destino del 70-90 per cento dei colpiti) questa volta sta contagiando anche la Sierra Leone e la Liberia. Il via vai ai confini ne è la causa e i casi, pochi al momento, sospetti si stanno registrando anche in questi altri due Paesi dell’area equatoriale. Ed è arrivato nella capitale della Guinea, Conakry: otto casi confermati. L’ospedale di Donka è diventato il quartier generale e la struttura principale di isolamento. Medici senza frontiere (Msf) parla di un’epidemia senza precedenti nei termini della distribuzione dei casi in diverse località della paese. «A diffondersi in Guinea è il ceppo Zaire del virus di Ebola: il più aggressivo e mortale. Uccide più di 9 pazienti su 10», dice Michel Van Herp, epidemiologo di Msf attualmente a Guekedou. E continua: «Per fermare l’epidemia, è importante tracciare la catena di trasmissione. Tutti i contatti dei pazienti che potrebbero essere stati contagiati dovrebbero essere monitorati e isolati al primo segno dell’infezione».

La strategia

Strategia prioritaria: isolare la zona e contare i colpiti. I numeri in Africa sono approssimativi e le organizzazioni sanitarie sono spesso solo di facciata. Difficile quindi fare diagnosi, difficile contare i colpiti e le reali cause di morte. L’unica certezza è che in poco tempo l’emorragia causata dal virus dilaga nell’organismo colpito e che la morte è il finale più frequente a cui assistono medici e infermieri impotenti, a rischio loro stessi di contagio. Non a caso Ebola è uno dei più temuti virus sul fronte del bioterrorismo. Anzi, quando ha dato i primi segnali della sua presenza, c’è chi ha pensato alla “creazione” di un qualche laboratorio militare da testare sul campo. In Africa appunto, dove la vita – si sa – vale poco o nulla. Dove spesso si muore prima di nascere.

Fonte: Corriere.it

 
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Pubblicato da su 1 aprile 2014 in Uncategorized

 

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