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Africa Occidentale: Ebola, arrivati solo il 40% degli aiuti promessi

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Soltanto il 40% dei fondi promessi dalla comunità internazionale per la lotta al virus ebola ha effettivamente raggiunto i paesi colpiti.

E’ quanto sostiene lo studio condotto da una ricercatrice in sanità pubblica, Karen Grepin, della New York University, pubblicata nel British Medical Journal.

Alla fine del 2014 i paesi colpiti – in particolare Guinea, Liberia e Sierra Leone – avevano ricevuto 1,09 miliardi di dollari, a fronte di una promessa di 2,9 miliardi.

Per la Grepin, tali ritardi hanno potuto favorire la diffusione dell’epidemia e di conseguenza determinare bisogni di aiuto sempre più importanti.

Lo studio ha preso come riferimento i dati dell’Ufficio di coordinamento degli affari umanitari dell’Onu (Ocha), tuttavia la ricercatrice ha notato che le agenzie sanitarie mondiali hanno avuto difficoltà nel fornire stime affidabili dei finanziamenti necessari per contrastare la propagazione del virus.

Fonte: Atlasweb

 
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Pubblicato da su 4 febbraio 2015 in Uncategorized

 

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Ebola, a rischio interscambi tra Africa e Italia

Medical staff working with Medecins sans Frontieres prepare to bring food to patients kept in an isolation area at the MSF Ebola treatment centre in Kailahun

«L’Ebola rischia di soffocare la già fragile economia dei Paesi colpiti, in particolare per quella derivante dagli investimenti esteri», è l’allarme di Alfredo Cestari, presidente della Camera di Commercio ItalAfrica Centrale. «Le aziende occidentali presenti in Sierra Leone, Liberia, Guinea e Nigeria – continua – stanno subendo notevoli difficoltà nel mantenere, sui livelli pre-malattia, esportazioni e produzioni».

Ad espandersi, prima del virus, sono le conseguenze dell’allarmismo che esso produce: «La paura del contagio ha spinto la Costa d’Avorio, principale produttore di cacao, a chiudere le frontiere ai lavoratori provenienti dagli Stati limitrofi con immediata grave ripercussione sul prezzo della materia commercializzata alla base del cioccolato; il Marocco ha annullato la Coppa d’Africa – prosegue -, l’India un vertice internazionale già programmato, l’Australia ha avvisato che chiuderà le rotte aeree, molti Paesi stanno invitando i propri connazionali ad un veloce e repentino rientro e le aziende rischiano seriamente di chiudere». «È il momento di stare vicino all’Africa anche per non perdere occasioni di sviluppo economico: lo diremo chiaramente nella conferenza stampa convocata per il 3 novembre nella sede di ItalAfrica in Roma alla presenza degli ambasciatori dei Paesi colpiti: saranno illustrati procedure e controlli adottati da ogni singolo Stato – conclude – al fine di non scoraggiare le normali attività di scambio di merci e persone valutabili in circa 2 miliardi ogni anno. L’Italia, con l’imminente Expo, non può permettersi di chiudersi all’Africa».

Fonte: Il Sole 24 ore

 
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Pubblicato da su 20 ottobre 2014 in Uncategorized

 

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Effetto Ebola sull’economia: scambi a rischio tra Africa e Ue

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I riflessi economici dell’epidemia di Ebola «preoccupano molto». A lanciare ieri l’allarme sulle conseguenze negative della diffusione del virus è stato il capo dell’associazione delle imprese tedesche in Africa, Christoph Kannengiesser. Al quotidiano «Handelsblatt» ha detto che «nei Paesi colpiti osserviamo già effetti negativi sul commercio e sulle prospettive di investimento delle imprese tedesche, che ultimamente erano cresciute molto». Per scongiurare un collasso delle aree raggiunte dall’epidemia occorre «agire in fretta», ha sottolineato, salutando positivamente l’annuncio del governo per un maggiore impegno.

Mercoledì, rispondendo a un accorato appello della presidente liberiana Ellen Johnson-Sirleaf a dieci capi di governo, Angela Merkel ha promesso «in fretta» aiuti e ha parlato di una situazione «drammatica» in Liberia. In effetti si tratta del Paese più colpito dal virus, anche secondo le stime della Banca mondiale. Nel medio termine, lo scenario peggiore parla di un rischio di crollo del Pil del 11,7%. Ma anche gli altri due Paesi in cui Ebola ha mietuto più vittime, Guinea e Sierra Leone, le stime più pessimistiche prevedono una caduta del prodotto, rispettivamente, del 2,3% e del 8,9%. In tutto questi tre Paesi rischiano di vedere spazzati via fino a 809 milioni di dollari. L’Onu ha calcolato che nei prossimi nove mesi potrebbero aver già bisogno di aiuti per 300 milioni (ieri Ban Ki-moon ha annunciato la creazione di una missione di emergenza – Unmeer – per contrastare il virus). E ora l’epidemia minaccia anche la Nigeria, il Ghana e il Senegal.

Per il presidente della Banca mondiale, Jim Yong King, la situazione richiederebbe una risposta immediata e «forte» per contenere il contagio nei prossimi sei mesi: «Dobbiamo davvero migliorare la nostra reazione all’epidemia e stiamo imparando dai dati che il fattore tempo è essenziale». L’Organizzazione mondiale della sanità (che ieri ha definito Ebola «una crisi umanitaria, sociale ed economica che minaccia la sicurezza internazionale) ha calcolato che servirebbe un miliardo di dollari per arginare l’epidemia: «Un miliardo di cui abbiamo bisogno subito – ha puntualizzato Kim – altrimenti potrebbero diventare molti di più, se non reagiamo». I timori sono quelli di conseguenze finanziarie ed economiche «catastrofiche» per l’Africa occidentale.

Gli Stati Uniti hanno già reagito, mandando 3000 soldati nelle regioni più colpite dal virus e la Banca mondiale stessa ha promesso 200 milioni di aiuti per i tre Paesi più afflitti, Liberia, Sierra Leone e Guinea; anche il Fondo monetario internazionale ha annunciato 127 milioni per sostenerli. Invece, non è affatto chiaro in cosa consistano gli aiuti eventuali da Berlino: secondo alcune voci, il governo Merkel potrebbe organizzare un ponte aereo con le zone più colpite e fornire ospedali di campo. Ma nei giorni scorsi, dopo settimane di silenzio rispetto a un’emergenza che sta crescendo a ritmi vertiginosi, anche «Medici senza frontiere» ha rivolto una lettera a Merkel, accusandola di «non aver quasi reagito, finora, all’epidemia».

Fonte: La stampa

 
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Pubblicato da su 22 settembre 2014 in Uncategorized

 

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Ebola, Onu: La lotta contro l’epidemia è una “guerra”

EBOLA: ONU METTE IN GUARDIA, PREPARARSI A FIAMMATA EPIDEMIA

Il coordinatore Onu contro il virus Ebola David Nabarro, ha affermato che la lotta contro l’epidemia è una “guerra”, che non è stata ancora vinta e che per sconfiggerla ci vorranno almeno sei mesi. Nel corso di una conferenza stampa in Sierra Leone, Nabarro ha precisato. “Spero che (questa guerra, ndr) finisca entro sei mesi, non dobbiamo fermarci. Non abbiamo ancora vinto”. Nabarro ha poi aggiunto che è “impossibile” vincere questa battaglia se le compagnie aeree non serviranno i Paesi toccati dal virus.

MORTO MEDICO LIBERIANO TRATTATO CON SIERO SPERIMENTALE – Un medico liberiano malato di Ebola trattato con un siero sperimentale americano è morto la notte scorsa: lo ha annunciato il ministro liberiano dell’Informazione Lewis Brown. Il dottor Abraham Borbor “ha mostrato segni di miglioramento ma alla fine è deceduto”, ha detto il ministro. Due altri medici trattati che hanno ricevuto il siero ZMapp “sono ancora sotto trattamento e ci sono segni di speranza”, ha aggiunto il ministro.

INFERMIERE ‘EROE’ IL PRIMO PAZIENTE BRITANNICO – Un infermiere eroe, che laddove molti suoi colleghi decidevano di non stare a contatto coi malati di ebola in Sierra Leone lui si era offerto volontario per farlo. E’ William Pooley, 29 anni, il primo cittadino britannico affetto dal virus che nella notte è arrivato dall’Africa all’Inghilterra con un volo speciale ed è stato ricoverato in una unità altamente isolata al Royal Free Hospital di Londra. Come rivela il Daily Mail, Pooley è di Woodbridge, in Suffolk, e da cinque settimane lavorava come volontario al centro per il trattamento dell’ebola a Kenema, in Sierra Leone. L’infermiere viene descritto come infaticabile e coraggioso. ”Abbiamo perso per ebola molti infermieri – ha detto il dottor Robert Gerry, che ha diversi colleghi nel centro africano – William aveva conquistato un ruolo centrale”. I medici che ora lo stanno curando a Londra affermano che hanno fiducia nel fatto che, con a disposizione tutte le migliori tecniche in circolazione, ci siano buone possibilità di salvarlo.

IN 38 ANNI, BEN 27 LE EPIDEMIE DI EBOLA – L’esplosione dei casi e delle morti provocati quest’anno dalla febbre emorragica Ebola non ha confronto rispetto alle 23 epidemie provocate dallo stesso virus dal 1976 ad oggi in Africa. In questi 38 anni il virus letale ha colpito dieci Paesi africani, contagiando oltre 5.000 persone e uccidendone più di 3.000. Circa la metà dei casi e dei decessi si concentra però nel 2014 e nei quattro Paesi che attualmente lottano contro la febbre emorragica: Nigeria, Sierra Leone, Liberia e Guinea. In nessuno di essi il virus era mai comparso finora.

Il numero dei casi intanto continua a salire. Domenica tre pazienti sono risultati positivi al test di Ebola nell’ospedale di Emergency di Emergency di Goderich, in Sierra Leone. Sempre in Sierra Leone è stato colpito dal virus un esperto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), mentre il Parlamento ha deciso che è reato ospitare i malati di Ebola. Tuttavia il mondo della ricerca afferma che ”non è assolutamente il caso di cadere nel panico”: lo rileva il virologo Oyewale Tomori, dell’università nigeriana Redeemer e uno degli esperti di riferimento dell’Oms in Africa. Lo fa in una dichiarazione rilasciata online, sulla rete che riunisce medici e biologi nigeriani e ripresa dalla Società internazionale per la ricerca sulle malattie infettive.

”Ebola – aggiunge – è una malattia letale, ma i pazienti hanno buone probabilità di sopravvivere se assistiti precocemente”. E’ stata questa, per Tomori, la principale lezione delle 23 epidemie avvenute a partire dal 1976. Sono stati aghi e siringhe contaminati a provocare la prima epidemia nell’attuale Congo (allora Zaire), con 318 casi e 280 morti. Nello stesso anno, secondo la ‘mappa’ della malattia elaborata dalla società specializzata in software geografici Esri, sempre in Sudan contatti tropo ravvicinati all’interno degli ospedali hanno provocato 284 casi, 151 dei quali mortali. I contatti ravvicinati e il mancato rispetto di misure igieniche sono stati anche all’origine del ritorno dell’epidemia in Sudan, nel 1979 (34 casi, 22 morti). Nel 1994 è stata la volta del Gabon (52 casi, 31 morti) e l’anno successo del Congo (315 casi, 254 morti). Nel 2000 i contatti diretti con persone colpite dal virus all’interno delle famiglie e con il personale medico hanno scatenato l’epidemia in Uganda (425 casi e 224 morti).

Fonte: Ansa

 
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Pubblicato da su 26 agosto 2014 in Uncategorized

 

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Allerta Oms per l’epidemia di Ebola in Guinea, già 78 vittime e 122 contagiati

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Il virus che causa febbre emorragica è quasi sempre letale e non esiste terapia. Il contagio si sta diffondendo in Sierra Leone e Lineria. Msf si mobilita

Ginevra. Sede dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms). La prima epidemia di Ebola in Guinea preoccupa gli esperti. Se non li allarma. Un dirigente del ministero del Paese africano aggiorna i casi: 122 malati sospetti e 78 morti, per ora in un’area del Sud. Ma il virus che causa la febbre emorragica (vi sono diversi ceppi, rapidi nel contagio e altamente letali: è il destino del 70-90 per cento dei colpiti) questa volta sta contagiando anche la Sierra Leone e la Liberia. Il via vai ai confini ne è la causa e i casi, pochi al momento, sospetti si stanno registrando anche in questi altri due Paesi dell’area equatoriale. Ed è arrivato nella capitale della Guinea, Conakry: otto casi confermati. L’ospedale di Donka è diventato il quartier generale e la struttura principale di isolamento. Medici senza frontiere (Msf) parla di un’epidemia senza precedenti nei termini della distribuzione dei casi in diverse località della paese. «A diffondersi in Guinea è il ceppo Zaire del virus di Ebola: il più aggressivo e mortale. Uccide più di 9 pazienti su 10», dice Michel Van Herp, epidemiologo di Msf attualmente a Guekedou. E continua: «Per fermare l’epidemia, è importante tracciare la catena di trasmissione. Tutti i contatti dei pazienti che potrebbero essere stati contagiati dovrebbero essere monitorati e isolati al primo segno dell’infezione».

La strategia

Strategia prioritaria: isolare la zona e contare i colpiti. I numeri in Africa sono approssimativi e le organizzazioni sanitarie sono spesso solo di facciata. Difficile quindi fare diagnosi, difficile contare i colpiti e le reali cause di morte. L’unica certezza è che in poco tempo l’emorragia causata dal virus dilaga nell’organismo colpito e che la morte è il finale più frequente a cui assistono medici e infermieri impotenti, a rischio loro stessi di contagio. Non a caso Ebola è uno dei più temuti virus sul fronte del bioterrorismo. Anzi, quando ha dato i primi segnali della sua presenza, c’è chi ha pensato alla “creazione” di un qualche laboratorio militare da testare sul campo. In Africa appunto, dove la vita – si sa – vale poco o nulla. Dove spesso si muore prima di nascere.

Fonte: Corriere.it

 
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Pubblicato da su 1 aprile 2014 in Uncategorized

 

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