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Le mosche salveranno l’Africa dalla fame!

Tre giorni di interviste e incontri, disponibili ora anche on demand (www.ecoshow.it), hanno raccontato idee ed esperienze alla ricerca di un nuovo modello di sviluppo che ci permetta di superare questa crisi. Servono nuove idee sociali ed economiche visto che quelle vecchie ci hanno portato sull’orlo della bancarotta.
Cristina Leonelli e Rosa Taurino hanno proposto un nuovo sistema per utilizzare anche la parte del vetro scartata dal processo di riciclaggio. La si trasforma in una polvere minuta che si può modellare come l’argilla e che si vetrifica nuovamente a 800 gradi. Marco Gatti, direttore di Espansione ha presentato un nuovo tipo di dossi di rallentamento per le automobili che producono energia.
Elinor Ostrom, Premio Nobel ha parlato di nuove linee di sviluppo per l’economia.
E poi è arrivato Gunter Pauli che ha palato di un progetto incredibile: sviluppare l’industria della mosca. Innanzi tutto chiarisco che Pauli non è l’ultimo degli stupidi.
Il Sole 24 Ore ci racconta che è lo scopritore dei poteri di un’alga (della specie Delicia Pulchra) che produce una molecola (il furanone) che impedisce ai batteri di comunicare fra loro. Ha poi avuto l’idea pazzesca di usare questa sostanza per debellare i batteri che infestano gli oleodotti. Si mangiano addirittura il ferro questi depravati. E tocca disinfettare gli oleodotti ogni due settimane, con grande dispendio di denaro e di disinfettanti inquinanti.

L’uso del furanone è stato sperimentato “con successo anche negli oleodotti di proprietà della BHP Billiton, il più grande gruppo di estrazione mineraria (con attività anche in campo petrolifero) del mondo, che ha verificato come bastino 48 ore ai nuovi composti molecolari anti-biofilm per eliminare le colonie di batteri ‘corrosivi’ (e non per due settimane, ma per tre mesi).”

Ora Pauli ci propone un’iniziativa colossale: affrontare in modo diverso il grande problema degli scarti di macellazione. Dice Pauli: “Un chilo di carne corrisponde un chilo di scarti. Cosa ne facciamo in Europa? A causa della malattia della mucca pazza li bruciamo tutto.
Mentre in Africa in Benin, nel Sunday Center e a Città del Capo, in Sudafrica, abbiamo cominciato a coltivare larve. Ossia mosche che trovano in questi scarti un terreno ideale per deporre uova da cui poi si sviluppano le larve. Queste larve mangiano tutto, in tre giorni consumano un bovino e hanno un sistema digestivo così efficiente che producono proteine pulite prive di virus o batteri che possono essere utilizzate a nutrire le quaglie, le cui uova servono poi a nutrire galline. Quindi abbiamo un alimento per quaglie e pollame creato da rifiuti animali trasformati in un prodotto composto per l’80% da proteine di buona qualità.

Ma queste larve hanno anche una saliva che può essere usata come disinfettante ed è più efficace di tintura di iodio o disinfettanti: se la metti su una ferita aperta la fa guarire più rapidamente. Non dimentichiamo che se in Africa abbiamo problemi di Aids e malaria, le persone che muoiono a causa di piccole ferite non curate sono molte di più… Abbiamo calcolato che se convertissimo in proteine per alimentazione animale e disinfettante tutti gli scarti di macellazione proveniente dai macelli ufficiali in Africa produrremo tra 500.000 e un milione di posti di lavoro. Solo in Africa, e solo con gli scarti di macellazione. Sono molto fiero dei due progetti che sono partiti in Africa, ma sono anche frustrato, perché sarebbero potuti partirne migliaia: in Africa ci sono tremila macelli. Per non parlare dell’Europa!”

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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Pubblicato da su 28 maggio 2012 in Uncategorized

 

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