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I film africani al FCAAAL 2012

Qui una selezione dei film africani presenti al Festival del cinema africano, d’Asia e d’America Latina inaugurata il 19 marzo 2012, a Milano.

Rouge ParoleElyes Baccar, Tunisia/Svizzera/Qatar, 2011, 94′ – Prima nazionale
Il film, utilizzando anche registrazioni amatoriali, descrive l’insurrezione del popolo tunisino, iniziata il 17 dicembre 2010 con il suicidio di Mohamed Bouazizi, che portò alle dimissioni e alla fuga del presidente Ben Ali, documentando il periodo fra il 18 gennaio e la fine di febbraio 2011.

> Twende Berlin, Upendo Hero, Dr. Farasi, Kenya/Germania, 2011, 80′ – Prima nazionale
Il documentario nasce attraverso un processo partecipato iniziato nel 2008 e promosso da artisti keniani e artisti non africani che vivono in Kenya. Nel 2009 viene lanciato il progetto Urban Mirror, che coniuga arte e spazi pubblici: da qui “nasce” la figura di Upendo Hero, il supereroe dell’amore (dal volto inequivocabile) e dello spazio pubblico che in questo documentario accompagna i musicisti keniani Ukooflani nel loro viaggio in Europa. L’idea di uno scambio culturale con artisti berlinesi prende ben presto forma in una vera e propria battaglia per la libera espressione artistica negli spazi pubblici, contro la diffusa gentrification delle città europee.

Always BrandoRidha Behi, Tunisia, 2011, 84′ – Prima nazionale
La tranquillità di un villaggio tunisino è sconvolta quando una troupe cinematografica americana si installa nelle vicinanze, trasformando la vita degli abitanti. Anis, un giovane con una stupefacente somiglianza con Marlon Brando, viene sedotto da false promesse di notorietà e ricchezza, e dall’impossibile sogno di diventare una star di Hollywood. L’idea risale al 2004 quando il regista incontrò Brando per proporgli un film. La malattia e la morte dell’attore interruppero la collaborazione. Anni dopo, e con diversi cambiamenti, Ridha Behi ha portato a termine il progetto.

> Africa nera, marmo bianco, Clemente Bicocchi, Italia/USA, 2011, 77′ – Fuori concorso
Brazzaville è l’unica capitale africana che porta il nome di un europeo, l’italiano Pietro di Brazzà. Attraverso l‘utilizzo di vari linguaggi narrativi, dal documentario d’archivio, alle marionette e all’animazione, il film racconta le vicende straordinarie dell’esploratore del 19° secolo, durante la sua vita ma anche oltre la morte. Difatti quando il dittatore miliardario del Congo propone di trasferirne le spoglie in un mausoleo gigantesco a Brazzaville, una discendente italiana di Brazzà scopre la verità nascosta dietro questa spettacolare iniziativa.

Per maggiori informazioni
www.festivalcinemaafricano.org

Fonte: Africa News

 
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Pubblicato da su 21 marzo 2012 in Uncategorized

 

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Cinema: Là-bas

Regia: Guido Lombardi;
Interpreti: Kader Alassane, Moussa Mone, Esther Elisha;
Sceneggiatura: Guido Lombardi;
Fotografia: Francesca Amitrano;
Musiche: Giordano Corapi;
Distribuzione: Istituto Luce. Italia, 2011, 100′
Data di uscita: 09/03/2012

«Là-bas» in francese è poco più di un intercalare. Vuol dire «laggiù». Ma gli africani dicono «là-bas» anche quando parlano dell’Europa, dove sono andati, in cerca di fortuna o per disperazione, i loro cari e i loro amici. Dicono «là-bas» per dire altrove, a sud o a nord non ha importanza. Vuol dire, semplicemente, lontano.

Castel Volturno, 18 settembre 2008. Un commando di camorristi irrompe in una sartoria di immigrati africani, sparando all’impazzata e uccidendo sei ragazzi di colore. Nel frattempo, il giovane immigrato Yssouf decide di chiudere i conti con lo zio Moses. E’ lui che lo ha convinto a venire in Italia promettendogli un futuro da onesto artigiano e che invece lo ha trasformato nel cinico gestore di un giro milionario di cocaina, con il rischio di finire ammazzato dal potente clan rivale dei nigeriani. Tuttavia, Yssouf non è il solo a essere intrappolato nella quotidiana lotta per la sopravvivenza: intorno a lui ruotano anche le vicende dell’amico Germain, della cantante Asetù e della prostituta Suad, che lo stesso Yssouf vorrebbe riscattare dai suoi padroni. Là-bas, laggiù, è qui. Ora. Presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, nella sezione «Settimana della Critica», dove è stato premiato con il Premio Leone del Futuro, il film d’esordio di Guido Lombardi è una sorta di «romanzo criminale» dei nostri giorni, ispirato a sanguosi fatti di cronaca realmente accaduti in una delle zone più difficili del nostro Sud.

Il regista napoletano, che ben conosce la realtà di questi luoghi, vi si è avvicinato con uno sguardo duro e diretto, raccontando crudemente un mondo di accattoni e dannati, ma è magistralmente riuscito a racchiudere queste storie di disperazione e di malaffare in un quadro di «genere», quello del gangster-movie di formazione. E’ per questo che «Là-bas» non scivola mai nella prevedibile formula del film d’inchiesta sull’immigrazione: i temi del razzismo, della difficile integrazione, della distanza culturale ci sono tutti, ma non costituiscono l’unico motivo del film. L’impianto drammaturgico è infatti così forte e ben strutturato che i personaggi, le situazioni e le azioni rispondono a un disegno coerente, che funziona a meraviglia proprio perché la tragicità dell’esistenza non viene solo denunciata, ma messa in scena e fatta vedere in tutta la sua straziante realtà, a partire proprio dal travaglio interiore che vive in maniera dilaniante il protagonista Yssouf, giunto in Italia con un carico di sogni che presto sarà costretto ad abbandonare. A ciò naturalmente concorre uno stile semi-documentaristico (il regista viene da lì), che recupera la lezione di un film in tal senso esemplare come «Gomorra» di Matteo Garrone, in cui l’antica matrice (neo)realista si combina alla violenza visiva tipica dei nostri tempi.

Fonte: Corriere Fiorentino

 
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Pubblicato da su 12 marzo 2012 in Uncategorized

 

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