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Pillole d’Africa: la Repubblica del Ghana

Il Ghana è uno stato dell’Africa occidentale la cui capitale è la città di Accra ed è considerato il paese più accogliente della costa ovest. Indipendente dal 1957 dal Regno Unito fu il primo paese, dell’Africa subsahariana, a ottenere l’indipendenza.

Il Paese

Confina ad ovest con la Costa d’Avorio, a nord con il Burkina Faso, ad est con il Togo, ed a sud con il Golfo di Guinea. Il territorio è prevalentemente pianeggiante e vi viene coltivato il cacao in grandi quantità, tanto da rendere il paese il secondo produttore mondiale di questo alimento. Il litorale si estende per 500 km, dalla Costa d’Avorio al Togo, nella parte orientale si trova il Lago Volta ovvero il bacino artificiale più grande del mondo. L’economia, florida e diversificata, deriva sia dall’agricoltura, in cui è impiegata gran parte della forza lavoro, sia dagli investimenti di paesi stranieri nel settore minerario (oro, bauxite, etc.). Tutto ciò fa si che il Ghana, rispetto ad altri paesi dell’Africa occidentale, sia considerato il più ricco.

Sul territorio vivono numerose etnie e convivono dunque religioni varie: animisti, cristiani, l’islamismo, etc. . La lingua ufficiale è l’inglese, seguita dalle ben 47 lingue locali.

Tra storia e politica

Dal XIII secolo, attratti dall’ingente quantità d’oro presente nel paese, portoghesi, olandesi, inglesi e danesi giunsero nel territorio ed avviaro il commercio degli schiavi. Solo nel XIX secolo la schiavitù fu abolita e solo nel 1957 ottene l’indipendenza dalla Gran Bretagna. Il presidente Kwame Nkrumah governò fino al ’66 per poi essere deposto in seguito a un colpo di Stato. Dopo Jerry Rawlings, che negli anni ottanta portò stabilità nel paese, il Presidente Atta Mills sta portando il paese ad una maturità democratica tale da far sperare in un definitivo sviluppo e assestamento del paese.

Jerry Rawlings

Cultura e curiosità

  • La forma delle bare costruite dagli artigiani di Teshie è legata all’attività svolta in vita dal defunto (aragoste per i pescatori, macchine per gli autisti, etc..)
  • La caccia all’antilope è una gara che si tiene durante il primo fine settimana del mese di maggio e che prevede lo scontro tra due Asafo (due gruppi di uomini) per catturare  un’antilope da offrire al Dio Penkey Otu. Una volta catturata e portata al tempio del Dio, viene interrogato l’oracolo, su prosperità, guerre, etc. .
  • Il Ghana è uno dei paesi più densamente popolati dell’Africa Occidentale.

 
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Pubblicato da su 31 ottobre 2012 in Uncategorized

 

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Tutti pazzi per i jeans riciclati

Gli abiti griffati “ritornano” in Ghana e mettono in difficoltà il tessile locale

GHANA

Che fine fanno i vestiti che eliminiamo pensando di mandarli a vivere una nuova vita da riciclati? Sembra che (una parte) stiano mettendo in crisi l’industria tessile africana. Tant’è vero che diversi Paesi – 12 nel Continente Nero, ma sono 31 in tutto il mondo – li hanno banditi. Peraltro, senza grandi risultati. Complice la crisi, infatti, che ovviamente colpisce anche quest’area del mondo, nei mercati di Ghana e Costa D’Avorio, Togo, Nigeria e Sierra Leone, pantaloni, felpe, magliette, abiti e perfino lingerie griffata da marchi americani ed europei vanno a ruba. Tanto per cominciare costano meno di un capo d’abbigliamento omologo made in Africa. Nei mercatini di Accra, in Ghana, un paio di jeans usati viene venduto all’equivalente di un euro, per il prodotto low cost, e di tre euro per i brand più noti; in un negozio della stessa città, prodotti nuovi locali, o comunque continentali, sono in vendita rispettivamente a 9,5 e 17 euro. L’industria dei prodotti di seconda mano ha ormai raggiunto – in 20 anni – il miliardo di dollari di valore, in Africa. A poco serve, in realtà, laddove è stato introdotto, il divieto d’importazione. Gli abiti firmati – che arrivano non solo dai Paesi occidentali ma anche da Cina, Corea del Sud, Emirati Arabi – riforniscono le bancarelle ininterrottamente attraverso Paesi vicini: per invadere la Nigeria utilizzano come base il Benin, in Ghana (dove si calcola siano introdotto 200 tonnellate di vestiti l’anno) usano vari accessi nell’Africa Occidentale. È la globalizzazione che fa il suo giro. E dopo aver portato lavoro ai Paesi poveri con la delocalizzazione, ora glielo toglie con la concorrenza degli stessi prodotti da esportazione a quelli locali.

Fonte: Corriere.it

 
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Pubblicato da su 25 Maggio 2012 in Uncategorized

 

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