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Il continente che innova? È l’Africa

Cardiopad

E’ il continente più povero del Pianeta, ma anche quello con la più alta percentuale di giovani. Nessuno pensa mai all’Africa come culla di innovazione, ma nonostante i mille problemi tuttora presenti le cose stanno cambiando.

E’ il continente più povero del Pianeta, ma anche quello con la più alta percentuale di giovani. Nessuno pensa mai all’Africa come culla di innovazione, ma nonostante i mille problemi tuttora presenti le cose stanno cambiando. Grazie a una nuova generazione di creativi e imprenditori, stanno nascendo tecnologie che potrebbero semplificare di molto le nostre vite e portare un po’ di ricchezza agli africani. Ed è significativo che il periodico statunitense Forbes, la bibbia del capitalismo, si sia preso la briga di passarle in rassegna e selezionarne sette.

Una guida digitale per non vedenti  

Ideato da Khaled Shady, studente egiziano di 22 anni, insieme a un gruppo di colleghi della facoltà di Ingegneria informatica dell’università di Menoufia, è un vero e proprio navigatore per persone non vedenti. Si indossa come una cintura e ha connesso un auricolare Bluetooth: grazie a una telecamera 3D,Mubser rileva gli ostacoli e avvisa rapidamente l’utente con messaggi vocali, guidando il suo cammino in modo sicuro.

Risciò elettrici e social

Un risciò 2.0: elettrico, supertecnologico, social. Mellowcabs, sviluppato dall’imprenditore sudafricano Neil du Preez, è pensato per fornire servizi di trasporto pubblico per brevi tratti nelle aree urbane. Può percorrere fino a 100 chilometri al giorno e integra alcune tecnologie all’avanguardia, dalle fuel cell a idrogeno ai tablet a bordo a disposizione dei passeggeri, con pubblicità che cambiano in base alle aree della città attraversate e integrazione con i social media.

L’elettrocardiogramma via tablet  

Esami cardiaci eseguiti con un tablet e inviati in tempo reale, via wireless, al medico che può interpretarli. L’idea di Cardiopad è venuta ad Arthur Zang, ingegnere camerunense di 26 anni. Nel suo Paese ci sono solo 30 cardiologi per 20 milioni di abitanti, e questa tecnologia permetterebbe anche a chi vive nei villaggi di poter fare un elettrocardiogramma senza dover affrontare lunghi viaggi verso la città.

Superfici touch con uno sticker  

Basta un adesivo per iniziare a interagire con superfici non conduttive. ViViFi Card Sticker, inventato dall’ingegnere egiziano Haitham Desoky, è un circuito elettronico fissato su un adesivo, che viene posizionato sotto l’area da “animare”. Sfruttando l’energia elettrostatica del corpo umano, il dispositivo capta la posizione e il movimento dell’utente e li trasmette via wireless a un computer centrale, che genera a sua volta la risposta dell’oggetto. Può essere applicato a libri, interruttori e dispositivi medici, ma anche ai menù dei ristoranti, rendendoli interattivi.

Il generatore eolico senza pale  

Una turbina eolica a vela. La Zero-Blade Technology sviluppata dalla start up tunisina Saphon Energypermette di sfruttare l’energia cinetica del vento incanalato in una vela, che può essere subito convertita in elettricità e immessa in rete o immagazzinata attraverso un accumulatore idraulico. Il suo ideatore, Anis Aouini, è un ingegnere con alle spalle un’esperienza decennale nel settore dell’energia e diversi altri brevetti attivi in ambito cleantech.

La toilette senz’acqua  

Pensato per essere usato nei villaggi africani, in cui l’acqua è poca e molto preziosa e spesso non ci sono tubature di scarico, SavvyLoo è un water a pedale, in grado di funzionare “a secco”. Ideata dall’inventore sudafricano Dudley Jackson, la toilette è autonoma: separa i rifiuti organici e li essicca sfruttando l’energia solare e il flusso naturale dell’aria. Inoltre elimina i cattivi odori e i batteri pericolosi.

Il test kit per la malaria rapido ed economico  

L’idea da cui è partito Ashley Uys, biotecnologo sudafricano di 29, era di creare prodotti di prima necessità a costi accessibili a tutti. Così è nato il Malaria pf/PAN (pLDH) Test Kit, in grado non solo di riconoscere il ceppo della malattia, ma anche di stabilire in 30 minuti se la cura che il paziente sta seguendo è quella giusta. L’azienda fondata da Uys, a capitale interamente africano, produce anche apparecchi per la diagnosi dell’HIV.

Fonte: La Stampa

 
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Pubblicato da su 10 giugno 2014 in Uncategorized

 

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