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Nigeria, nuovo crocevia della moda in Africa grazie al petrolio

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La moda e la Nigeria, un boom prepotente quanto inaspettato. L’economia nigeriana sta esplodendo grazie alle sue formidabili risorse petrolifere. E anche i designer di moda del paese cercano di cavalcare l’onda della prosperità che coinvolge gli strati più fortunati della società nigeriana e di trasformare Lagos in un centro sempre meno delocalizzato della moda internazionale.

Grazie all’oro nero, anche in Nigeria i ricchi e famosi possono scegliere e permettersi abiti con linee e colori che rivaleggiano con le grandi case occidentali e giapponesi. Uno sviluppo recente ma che sembra inarrestabile e molto apprezzato, come racconta una fortunata cliente di Temple Muse, negozio di moda e alla moda di Lagos.

Io viaggio molto, a Miami e a Londra dove ho amici e parenti. E mi chiedono: ‘Dove hai preso quel vestito?’. E quando gli dico: ‘In Nigeria’, non ci credono. È un trend che si sta consolidando da qualche anno e ora credo che siamo in grado di rivaleggiare con gli standard internazionali“.

I designer di moda nigeriani esportano molto all’estero e tra gli acquirenti ci sono firme famose come Dolce e Gabbana. Un settore in piena espansione ma che necessita di abilità sempre più perfezionate.

Ci servono più professionalità e più lavoratori specializzati”, spiega Lanre Da Silva, stilista emergente. “Ed è quello a cui stiamo lavorando adesso“.

Aprire negozi in Nigeria è un’impresa costosa e complicata ma questo non ferma i grandi brand. Ermenegildo Zegna ha scelto Lagos come sede della sua franchise sub sahariana. La città, infatti, è già un centro di prima grandezza a livello economico africano. E molto presto potrebbe anche diventralo per la grande industria della moda.

Fonte: Corrierenazionale.it

 
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Pubblicato da su 19 luglio 2013 in Uncategorized

 

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La moda come alternativa e risorsa, dal Kenya al Ghana

Soko produce abiti e accessori etici ed eco-friendly; Made gioielli realizzati interamente in loco; Stephanie Hogg insegna ai ragazzi in Sierra Leone l’arte della sartoria. Alla base il concetto di dare al Continente nero i mezzi necessari per formare poli produttivi validi e competitivi.

Mostrano fieri le proprie creazioni, le ragazze e i ragazzi di Soko Kenya: si tratta di abiti e accessoriche hanno realizzato con grande professionalità e tecnica. E’ questo uno degli obiettivi del laboratorio Soko: dare alla popolazione keniota la possibilità diimparare un mestiere. Una via di fuga dalla povertà, senza passare attraverso la carità, ma secondo una visione di lungo periodo e di auto-affrancamento. Soko produce abiti e accessori realizzati in modo etico ed eco-friendly: la produzione, competitiva dal punto di vista del prezzo, è destinata all’esportazione nel mercato internazionale. E’ stata Joanna Maiden, inglese ma ormai keniota d’azione, a fondare Soko nel 2009: il progetto è partito con un solo cliente e quattro lavoratori, oggi i clienti sono nove e i lavoratori sono arrivati a quota trenta.

A spingere Joanna in questa avventura hanno contribuito anche Olivia Kennaway e Alice Heusser: una vita passata in Sudafrica, dopo aver studiato fashion design a Cape Town, le due ragazze hanno creato il marchio Lalesso, la cui produzione è curata interamente da Soko e la cui filosofia è in totale sintonia con quella della solare Joanna.

L’idea di Soko, ovvero quella di dare all’Africa i mezzi necessari alla creazione di poli produttivi validi, competitivi ed etici, non è un caso isolato e, anzi, nomi illustri hanno fatto la loro comparsa in suolo africano, con gli stessi obiettivi di Joanna.

Edun è il marchio creato nel 2005 da Ali Hewson e Bono (lui è proprio “quel Bono lì” e lei è sua moglie). Dal 2009 Edun produce la linea “Live”, una collezione di t-shirt interamente “made in Africa” e l’obiettivo è quello di arrivare a produrre in Kenya, Madagascar e Uganda il 40% dell’intera collezione, entro il 2013.

Nasce con la stessa filosofia anche Made, un marchio di gioielli e accessori realizzati interamente in Kenya, che vede la collaborazione, come designer, della giovane Peaches Geldof, che dal padre Bob deve aver ereditato la passione e l’impegno attivo contro la povertà in Africa.

Il Ghana è, invece, il luogo scelto dal marchio Sika per creare e produrre la propria collezione, mentre la giovane Stephanie Hogg ha scelto di lavorare in Sierra Leone: è lì che insegna ai ragazzi che lavorano con lei l’arte della sartoria ed è lì che trova ispirazione per le collezioni del suo marchio, NearFar.

Produrre moda sembra essere una soluzione possibile per aiutare alcune zone africane ad uscire dalla povertà. E se è vero che l’obiettivo dovrebbe essere il controllo dell’intera filiera moda, compresa la parte creativa, la risposta c’è, perché iniziano ad affacciarsi al mercato internazionale alcuni designer africani di talento, come le giovani nigeriane Bridget Awosika e Lisa Folawiyo.

Riuscire a padroneggiare il ciclo moda può rappresentare un grande traguardo per alcune zone africane, nell’attesa di affiancare all’esportazione anche il consumo interno. Certo, oggi solo una piccola parte della popolazione può permettersi di comprare beni e si tratta, comunque, di prodotti che appartengono alle fasce di prezzo più basse. Tuttavia, secondo l’Eiu Report, le popolazioni dei 18 principali paesi africani avranno, entro il 2030, un potere d’acquisto di 1,3 trilioni di dollari.

L’Africa sta diventando, con orgoglio e tenacia, non più solo un Continente con un grande bisogno di aiuto e tanta strada ancora da fare per affrancarsi dalla povertà: è arrivato il momento di iniziare pensare a questa terra anche come una partner, per produrre e creare.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

 
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Pubblicato da su 5 novembre 2012 in Uncategorized

 

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Dakar Fashion Week 2012

Nella capitale senegalese è in corso la settimana dedicata alle passerelle: decine di modelle e di modelli sfilano mostrando il meglio delle collezioni di quest’anno.

L’alta moda di quest’anno punta tutto sulle stampe e le forme etniche, a cui alcune grandi case dedicano addirittura collezioni speciali (vedi Burberry Prorsum). Ma il vero etnico nasce qui, nella profonda Africa dove i colori sgargianti e le stampe geometriche sono tradizione e non scadono a fine stagione. Un viaggio sulle passerelle e nei dietro le quinte della Dakar Fashion Week, che regala immagini di abiti splendidi creati da stilisti senegalesi con budget minimi.

Per maggiori informazioni: www.dakarfashionweek.com/

Fonte: La Stampa

 
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Pubblicato da su 15 giugno 2012 in Uncategorized

 

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