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Blues d’Africa

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Come avviene in Italia il talent show Masterpiece di Rai Tre che, contro le tendenze televisive, sceglie un nuovo scrittore così in Inghilterra il Network World Music ha allestito un concorso che andasse alla ricerca della star internazionale della musica etnica del mondo intero. E’ così accaduto nel 2012 con Amadou Diagne, un griot senegalese vincitore della competizione “Battle of the bands” che con la sua voce cristallina e vellutata (un perfetto mix di colori che mette insieme Mansour SeckIsmaël LoBaaba Maal e Salif Keita) col suo stile chitarristico pieno di lirismo blues ha conquistato tutti.

Nato nel borgo di Ashlem, alla periferia di Dakar e proveniente da una famiglia storica di griot (così erano chiamati dei servi e consiglieri del re che attraverso la musica tramandavano la tradizione orale fatta di storia, avvenimenti e canzoni e la portavano in tutti i villaggi del paese), Amadou Diagne a vent’anni era già membro dell’Orchestra Nazionale del Senegal dove suonava le percussioni che aveva iniziato ad apprendere sin dall’età di 4 anni. Nella sua carriera di musicista Diagne ha accompagnato grandi artisti come Youssou ‘N DourCesaria Evora e Jimmy Cliff prima di arrivare alle sue incisioni che testimoniano un vero grande talento. E dopo l’esordio “Introcing Amadou Diagne” ecco arrivare l’album numero due che conferma la tendenza di un artista il cui valore non poteva essere tenuto a lungo nascosto.

E’ stata la violinista scozzese Griselda Sanderson, dottore in musicologia e figlia di un liutaio del Clackmannanshire, che ha preso l’artista africano sotto la sua protezione producendo un lavoro di grande spessore nel quale il blues si mescola allombalax (il genere classico dell’etnia senegalese Wolof), fondendo la chitarra alla nickelharpa (di origine svedese qui suonata dalla Sanderson) e al guembri (un cordofono di tradizione Gnawa qui suonato da Simo Lagnawi). Spesso la chitarra di Diagne è usata come una percussione con uno straordinario risultato di fusione, a partire dalla superlativa apertura di “Sey” cui risponde un altro affascinante brano come “Alal” nel quale la voce fumosa e sofisticata dell’artista ha il forte potere della penetrazione. In questi brani la musica esce dai confini del Golfo di Guinea e si amalgama con colori e sapori popolari dell’Egitto e con sfumature celtiche. Tutti i brani sono di forte presa e mescolano idiomi africani con inglese e francese dei dominatori. Fino al bellissimo grido finale di “Gorée“, un vero e proprio pianto che rende omaggio all’isola antistante il Senegal da cui partirono i primi schiavi neri verso il Nuovo Mondo.

Fonte: IlQuotidiano.it

 
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Pubblicato da su 28 gennaio 2014 in Uncategorized

 

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Terza edizione del Festival au Desert

festival del deserto

Nella lingua thuareg c’è una parola per dire addio che non è un addio, ma una speranza: di quando ci si saluta sapendo che prima o poi, sulle rotte del deserto, ci rincontreremo. È «Azalai» e richiama l’eco della Carovana del Sale dai Mille Cammelli, mitico viaggio della vita attraverso il Sahara. La terza edizione del Festival au Desert di Fabbrica Europa, diretto da Lorenzo Pallini e Maurizio Busia, si è dato appunto questo titolo: «Azalai — Carovana in musica». Perché è una «carovana» che si muove, cambia continuamente, ma mantiene intatto il suo spirito di luogo di incontro tra culture e aspetti diversi della cultura (letteratura, musica, cinema, memoria e tradizioni).

Il festival dei nomadi del Mali si è fatto, dunque, nomade anch’esso. Tanto che da Firenze si sposterà in Francia, Belgio, Olanda, Serbia e alla fine al prestigioso Sziget di Budapest. Si sposta anche dalle Cascine per approdare alle Murate: dal 19 al 21 luglio a ingresso gratuito, con tanti importanti momenti musicali giocati sulla contaminazione tra ritmi maliana e sound europeo. Tra i nomi di spicco Samba Touré, chitarrista blues formidabile, che se fosse nato lungo il Mississippi invece che sul Niger, oggi probabilmente sarebbe famoso come B.B. King. E poi Fadimata Walet Oumar, leader storico dei Tartit, da anni simbolo stesso del Festival sia a Firenze che a Timbuktu. E ancora Ernst Reijseger, violoncellista e compositore olandese. E Alessandro Mannarino, poetico cantastorie ormai lanciatissimo, che ha rinunciato ai suoi cachet da star per il piacere di suonare insieme ai griot africani.

Non basta: Alberto Bocini, primo contrabbasso del Maggio, sperimenterà i suoni d’Africa incrociandoli con la nostra tradizione sinfonica. E ancora i jazzisti Dimitri Grechi Espinoza, Emanuele Parrini, Pasquale Mirra e Silvia Bolognesi. Sarà dunque — come anticipa Pallini — «un festival corale e basato sul confronto, non solo una rassegna di musica ma una ‘‘piazza’’ dove riflettere insieme sulle relazioni nel mondo». Un festival che «è stato cucito appositamente sullo spazio delle Murate — specifica Maurizio Busia — perché rifarlo com’era alle Cascine sarebbe stato un errore». Impreziosito dalla presenza di «grandissimi artisti che ci hanno contattato — prosegue Busia — perché hanno capito che il nostro è un luogo di incontro unico per musicisti di provenienze diversissime: Mannarino ha voluto partecipare lo stesso, pur sapendo che non avremmo potuto permettercelo economicamente». Tre giornate di musiche, incontri (il 21 c’è anche Margherita Hack), film, mostre e altre iniziative, tutte nel segno dello scambio e del dialogo tra i popoli: «Fabbrica Europa nasce per l’Europa — racconta il presidente della fondazione Luca Dini — Ma ora l’Europa ci va un po’ stretta». Gli fa eco Riccardo Ventrella, direttore dell’Estate Fiorentina che ospita il Festival: «La carovana è anche una metafora della resistenza della cultura che si mette in marcia a dispetto della ristrettezza dei mezzi». Non aspettatevi le tende tuareg come fu al pratone delle Cornacchie: non ci saranno. Lo squisito ristorante africano invece ci sarà.

Fonte: Corriere Fiorentino

 
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Pubblicato da su 18 luglio 2012 in Uncategorized

 

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Musica: Dudu Manhenga, la nuova Makeba

Dudu Manhenga è una giovanissima e dinamica (è nata a Makokoba il 6 gennaio 1981, città dove ancor oggi vive) cantante dello Zimbabwe, di etnia Ndebele. Da molti è indicata come colei che raccoglierà l’eredità di Miriam Makeba, la cantante sudafricana, chiamata da tutti Mama Afrika, deceduta in Italia nel 2008.
Quel che è certo che il suo sound, costituito da una sapiente miscela di musica tradizionale del suo paese, jazz contemporaneo, gospel, afro e soul sta affascinando, lentamente, il mondo intero.
E’ sulla scena musicale fin dal 1997, quando aveva 16 anni, e ad Harare, dove si era trasferita con la famiglia, collaborava come cantante con molti artisti affermati del suo paese (come Oliver Mtukudzi, Steve Dyer e Louis Mhlange), soprattutto nel campo della musica jazz e del gospel. Nel 2001 ha formato il suo gruppo, assieme al marito (da cui avrà quattro figli), il batterista Blessing Muparutsa, i Color Blu, che l’accompagnano nelle sue tournée.
Nel 2003 incide con i Color Blu l’album di esordio “Out of the Blu“, un’opera jazz, fusion e afro da subito ben accolto dal pubblico.
Nel luglio 2011 ha pubblicato il suo quarto album, Ngangiwe, anch’esso subito apprezzato dal pubblico.

Da sempre è impegnata a favore dei diritti umani e in particolare contro la violenza sulle donne. E’ consulente del Ministero dell’Educazione e della Cultura del suo paese ed è attivissima nel campo della promozione delle arti al femminile.

Ha partecipato in questi anni a tutti i grandi festival musicali africani e a molti europei, suonando con il suo gruppo nei più importanti club. Sarà sicuramente un’artista di cui sentiremo parlare nei prossimi anni. Sul palcoscenico riesce a trasmettere tutte le emozioni che uno spettatore si attende da una musica che si sviluppa attorno al tema della vibrazione e del movimento. Questo mese sarà nuovamente in Italia per un tour che dopo aver toccato Bologna e Roma, la porterà a Mestre, Milano e infine a Reggio Calabria. Vi era stata l’anno scorso per la prima volta e in quell’occasione fu nominata Ambasciatrice per la Croce Rossa dello  Zimbabwe.
Per chi abita nei dintorni di Venezia, stasera 18 aprile, alle 21.30, Dudu Manhenga sarà a Mestre al Centro Culturale Candiani.

Per maggiori informazioni: http://www.dudumanhenga.com/

Fonte: www.sancara.org

 
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Pubblicato da su 18 aprile 2012 in Uncategorized

 

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