RSS

Archivi tag: nigeria

Nigeria, il suo futuro e quello dell’intera Africa

Goodluck-Jonathan-Nigeria-675

Il prossimo voto – se e quando avverrà – in Nigeria per scegliere il presidente della Repubblica è più di una elezione, non assomiglia alle consultazioni elettorali che si sono succedute ogni quattro anni dopo la restaurazione di un sistema democratico basato sul multipartitismo. Per la prima volta non c’è un candidato pressoché sicuro di vincere prima che gli elettori vadano alle urne. E questo può essere il segno della maturità raggiunta dalle istituzioni politiche. L’altra novità – non propriamente di buon auspicio – è che di uno dei candidati maggiori, che è anche il presidente uscente, si contesta lo stesso diritto di “correre”.

Quell’accordo sull’alternanza cristiani-musulmani. Goodluck Jonathan è stato presidente per un mezzo termine come vice di un presidente morto durante il suo primo mandato, è stato eletto quattro anni fa e si presenta per quello che si potrebbe configurare come un terzo mandato (che sarebbe vietato dalla Costituzione). Come se non bastasse, Jonathan è un cristiano del Sud e un accordo sull’onore fra le due maggiori comunità religiose, di cui esistono peraltro anche delle versioni scritte, contempla il principio dell’alternanza fra un cristiano del Sud e un musulmano del Nord, con la facoltà di restare al potere per due mandati e non di più. Mentre Jonathan argomenta che i suoi primi anni come presidente appartengono ad una consultazione in cui a imporsi fu un musulmano, gli avversari, di fatto la componente musulmana della popolazione e delle forze in campo, ritengono che il capo dello Stato stia infrangendo il tabù del terzo mandato. Il caso non ha precedenti e non esistono pronunce o interpretazioni capaci di fare testo.

Un’ulteriore frattura nei rapporti: possibili esiti gravi. Un’ulteriore incrinatura della fiducia fra cristiani e musulmani, già messa a dura prova da una diversa percezione dei risultati della politica in generale, potrebbe avere effetti gravissimi in tutto il Paese. L’insorgenza islamista che fa capo a Boko Haram è solo un aspetto, di per sé drammatico e calamitoso, dell’ardua convivenza in Nigeria fra Nord e Sud e fra musulmani e cristiani. Il quadro d’insieme può sembrare contraddittorio. Dal Nord sono venuti molti dirigenti del governo centrale (quasi tutti i capi dello Stato o delle giunte militari fino all’era Obasanjo). Il governo e l’esercito federale hanno soffocato la secessione tentata nel 1967 dalla regione sud-orientale con il nome di Biafra e capitale Enugu: è trascorso quasi mezzo secolo, ma la memoria della guerra è ancora viva e il sentimento delle popolazioni del Delta è di aver subito un sopruso.

Nel Nord i centri del sapere islamico, a Sud gli affari. Nel Nord sono situate le città che hanno fatto la storia degli hausa-fulani e le università sedi del sapere islamico. Ma sono nel Sud i centri del commercio con il mondo esterno e le fondamenta dell’economia, si tratta dall’oil (olio di palma) all’oil (petrolio). Si è formato nel Sud, fra gli yoruba e gli igbo (due etnie, rispettivamente del Sud Ovest e del Sud Est, n.d.r.) il pensiero e il movimento nazionale che si è fatto tramite dei modelli venuti dall’Europa. Secondo la storiografia nigeriana, fondata da J. F. A. Ajayi (storico nigeriano n.d.r.) il dominio europeo ha interrotto ed espropriato un processo di centralizzazione e, in ultima analisi, di modernizzazione ispirato dall’esperienza islamica, che culminò all’inizio dell’Ottocento nell’impero di Sokoto. Con l’avvento del colonialismo, il fulcro della statualità e del progresso si è spostato verso le regioni meridionali, aprendo un contenzioso che ha avvelenato le vicende della Nigeria indipendente. Anche oggi la “modernità” viene declinata piuttosto sui metri della società del Sud, che è quella più segnata anche esteriormente dall’influenza del mondo coloniale-occidentale.

Un presidente delegittimato.
Una delegittimazione di Goodluck Jonathan – con il disconoscimento del suo eventuale successo da parte del rivale più accreditato, Muhammadu Buhari, che si presenta alla testa dell’All Progressive Congress come il portavoce dei musulmani, o per l’impossibilità di votare in tutta sicurezza in certe zone del Nord-Est, malgrado il rinvio dal 14 febbraio al 28 marzo – finirebbe per riproporre quell’insieme di fatti storici e narrative deformanti che costituisce la “questione settentrionale”. Jonathan è pur sempre il candidato del People’s Democratic Party, che è considerato il partito maggioritario e ha espresso tutti i presidenti da Olusegun Obasanjo (1999-2007) in poi (compreso il musulmano Umar Yar’Adua, che si affermò nel 2007 alla testa del ticket che comprendeva anche Jonathan). Il contraccolpo negativo non peserebbe solo sulle sorti della stabilità interna. La Nigeria è il “gigante” dell’Africa e le conseguenze non si fermerebbero alla Nigeria.

I più ricchi, ma con enormi sacche di povertà. Da quando un diversa misurazione l’ha elevata al primo posto nella graduatoria dei paesi africani per volume dell’economia, detronizzando il Sud Africa, con cui è in lizza per l’egemonia nel continente, la Nigeria ha responsabilità che riguardano appunto tutta l’Africa (e non solo perché i combattimenti, di e contro Boko Haram, si stanno estendendo verso il Ciad e il Camerun). L’emergenza indotta dal jihadismo si concilia poco con le ambizioni di leadership. Non per niente è il Sud Africa e non la Nigeria a rappresentare l’Africa nei Brics e nel G20. La Nigeria rischia di essere essa stessa un “buco nero”. Molti dati del profilo socio-economico della Nigeria, del resto, sono ancora da Paese molto sotto la soglia dello sviluppo e lontano da un’eguaglianza almeno accettabile. La grandezza della Nigeria appare tanto più rilevante perché essa si trova in una regione, l’Africa occidentale, molto spezzettata. La “balcanizzazione” paventata da Léopold Sédar Senghor (politico e poeta senegalese n.d.r.)  non trovò rimedio al momento della decolonizzazione in funzione dei residui disegni di egemonia nutriti dalla Francia e il nazionalismo territoriale ha fatto il resto.

Lo “sganbetto” e le mire dei francesi.
In Africa occidentale la Nigeria detiene quasi naturalmente una posizione di preminenza. È con tutta evidenza la potenza leader dell’organizzazione regionale per l’Africa occidentale, l’Ecowas, ed ha spesso forzato l’agenda di un’associazione eminentemente economa utilizzandola in operazioni di peace-enforcing in Liberia e Sierra Leone. Non è scontato che una simile sovraesposizione della Nigeria, che capitanò sia l’una che l’altra forza d’intervento, si sarebbe potuta verificare e potrebbe ripetersi in un paese francofono. Al tempo della guerra innescata dall’auto-proclamazione dell’indipendenza del Biafra, la Nigeria subì, se mai, una specie di offensiva francese o francofila. Se nel 2013 il governo di Hollande anticipò i tempi dell’operazione in Mali senza aspettare la formazione di un esercito africano, come prescrivevano le decisioni dell’Onu, fu anche perché di quell’esercito la Nigeria sarebbe stata ovviamente il perno.

La discrasia Nord-Sud sfruttata da Boko Haram. Il governo nigeriano non condivide la preconcetta ostilità del Sud Africa per la gestione extrafricana delle crisi africane. Per la sua posizione geopolitica e per la virulenza dell’attacco di Boko Haram, la Nigeria è più esposta alle crisi in cui compaia la minaccia jihadista e si rifugia sotto l’ombrello della war on terror. Passata la prima sorpresa, anche nella vicenda del Mali ha finito per offrire collaborazione alla Francia mettendo da parte i risentimenti. Per far fronte a Boko Haram, la Nigeria partecipa a progetti multinazionali che hanno coinvolto, oltre ad altri paesi dell’area saheliana, anche Parigi: se una simile coalizione può conferire qualche vantaggio sul piano militare (ma finora i risultati sono stati scarsi), essa rischia di  avere effetti controproducenti sulla compattezza nazionale toccando sensibilità di sovranità e identità molto delicate. Boko Haram, benché incompatibili con lo stragismo, i rapimenti e la costrizione di donne e bambini, sbandiera insegne come il patriottismo e il buon governo sfruttando spietatamente la discrasia fra Nord e Sud per reclutare adepti e allargare il consenso.

Gli islamisti fanno dimenticare gli altri problemi. Sul modo di condurre la repressione il dibattito è aperto ai vari livelli della società nigeriana. I due partiti maggiori si accusano a vicenda di speculare sulla ribellione a fini elettorali. Non tutti accettano gli eccessi di “militarizzazione” anche sul versante della risposta dello Stato all’attacco di Boko Haram. Un quinto del bilancio dello Stato serve a finanziare difesa e forze armate. Nei comandi dell’esercito sarebbe in atto una faida fra i fautori del Security First e gli ufficiali che credono di più in una strategia politica. Il fanatismo dei miliziani di Abubakar Shekau fa dimenticare i problemi socio-economici e religiosi. Un dialogo per la concordia nazionale è stato sollecitato anche da un consesso con la partecipazione delle massime autorità di tutte le fedi religiose.

Fonte: Repubblica

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 23 febbraio 2015 in Uncategorized

 

Tag: , ,

Nigeria, nuova regina d’Africa cinema, finanza e petrolio spingono il boom economico

nigeria_boom

Il gigante dai piedi d’argilla è ancora cresciuto, anzi è quasi raddoppiato. La Nigeria si scopre prima economia africana per grandezza del suo Prodotto interno lordo, superando di gran lunga il Sudafrica, che pure è l’unico Paese del continente iscritto al club dei Brics. È un dato impressionante, che però non nasconde le fragilità del colosso africano: instabilità politica, corruzione pubblica e privata, debolezza energetica (pur trattandosi del primo produttore di petrolio continentale) e infrastrutturale. Come hanno fatto in anni recenti altri Paesi africani (ad esempio il Ghana), il governo della Nigeria ha aggiornato i parametri sulla base dei quali, ogni anno, viene calcolato il Prodotto interno lordo. L’‘anno base‘ è stato spostato dal 1990 – le statistiche ufficiali erano ancora ferme lì – al 2010. È bastata questa semplice operazione perché entrassero in linea di conto comparti economici che 25 anni fa erano praticamente inesistenti nel Paese e che oggi hanno invece dimensioni ragguardevolissime: in primo luogo il settore bancario e le telecomunicazioni. È bastata questa semplice operazione di ricalcolo perché il Pil nigeriano compisse un balzo enorme. Dai computer è uscito un totale dell’89% superiore a quello al quale si era arrivati precedentemente. Il Prodotto interno lordo è ora stimato in 509 miliardi dollari; quello sudafricano è di 354 miliardi.

Certo, i cittadini della Nigeria (169 milioni di abitanti) sono oltre tre volte più numerosi dei sudafricani (51 milioni). Ne consegue che il Pil pro capite del Sudafrica è di gran lunga superiore. Ma in valori assoluti la Nigeria scopre di non avere rivali: si classifica al primo posto continentale e al 26esimo mondiale – con ottime possibilità, valutano gli esperti, di entrare presto nella Top 20. Questa tardiva scoperta del reale Pil nigeriano ci dice due cose. In primo luogo, la forza della sua economia. Ma anche la sua cattiva governance. I parametri statistici erano infatti stati lasciati da troppo tempo in arretrato, pur trattandosi di indici d’importanza strategica per il Paese. La corretta misurazione del Pil (e della sua crescita) è un indicatore chiave per convincere gli investitori stranieri ad interessarsi a un mercato nazionale. Il risultato è talmente straordinario da aver spinto i maggiori organismi finanziari mondiali, Fondo Monetario in testa, a verificare accuratamente i nuovi dati. Ci sono voluti tre mesi, poi è arrivata la conferma. Adesso l’economia nigeriana appare molto più diversificata di quanto si pensasse. Agricoltura e petrolio continuano a fare la parte del leone (il secondo soprattutto per quanto riguarda il bilancio dello Stato, considerata l’esigua base fiscale del Paese), ma insieme scendono dal 67 per cento del totale al 36: da due terzi a un terzo del valore complessivo prodotto dalla Nigeria. Entrano alla grande le telecomunicazioni, dallo 0,8 per cento all’8,6, e insieme ad esse altri servizi. Fa la sua comparsa l’industria cinematografica, da diversi anni un settore di successo ma inesistente nel lontano 1990.

Certo ‘Nollywood’, come viene chiamata, è una piccola quota del totale, appena l’1,4 per cento, ma giova a dare un’idea dell’intraprendenza che anima la società nigeriana. La cifra record del Pil nigeriano comporta tuttavia conseguenze non tutte positive. Come scrive il Financial Times, «la grandezza dell’economia è importante per l’orgoglio nazionale, ma quello che gli investitori ammirano è la crescita», misurata in aumento percentuale. Attualmente, l’aumento del Pil nigeriano è stimato intorno al 6,8 per cento; ma la nuova cifra assoluta, così accresciuta, comporterà necessariamente un ridimensionamento del valore percentuale. (Viceversa, il debito pubblico appare relativamente più piccolo: scende dal 19 all’11 per cento del totale, il che dovrebbe rendere più accessibili i prestiti sul mercato internazionale). Tanto più se l’imponente dimensione del prodotto nigeriano continua ad apparire ad ana-listi, agenzie di rating, gestori di fondi d’investimento ed esperti di risk management, ancora molto incline a squilibri e disfunzioni. Il dato più allarmante è la debolezza dello Stato. Standard & Poor’s ha recentemente abbassato il rating della Nigeria, dopo che sono stati denunciati enormi ammanchi nella rendita petrolifera. La Banca Mondiale sottolinea la persistenza, nella popolazione nigeriana, di milioni di persone che sopravvivono in uno stato di «povertà estrema». Il governo federale non riesce a riportare ordine e sicurezza nel nord-est del Paese, dove da anni è in corso l’offensiva terroristica della milizia islamica Boko Haram. E anche in quelle regioni dove la quiete pubblica non è in discussione, la rete stradale, il sistema scolastico, l’elettrificazione languono a livelli indegni di un Paese che ambisca a un vero sviluppo. Le elezioni politiche dell’anno prossimo aggiungono ulteriore incertezza al quadro generale. Tuttavia gli esperti interpellati dal Financial Times affermano concordi che il nuovo dato sul Pil nigeriano avrà comunque un effetto psicologico positivo. «Storicamente, chi voleva investire nel continente si è sempre orientato verso il Sudafrica », dice per esempio Roelof Horne della Investec Asset Management.

«Adesso altre regioni stanno facendo sentire sempre più il richiamo della loro economia». È insomma più difficile che si ripeta l’errore compiuto meno di quindici anni fa dai maggiori operatori mondiali della telefonia mobile. Era il 2001 e la Nigeria aprì il suo mercato al miglior offerente, ma i colossi si tennero in disparte. Troppo rischioso, fu la loro valutazione, per un mercato tutto sommato relativamente piccolo. Gli utenti potenziali, stimarono, non erano più di dieci milioni. Lasciarono il campo agli operatori africani e quella quota fu raggiunta in poche settimane. Adesso siamo nel 2014 e ad avere in tasca un telefonino sono circa 110 milioni di nigeriani: il più grande mercato dell’Africa. L’attrice Rita Dominic, vincitrice dell’ultima edizione dei Nollywood Movies Award, la versione nigeriana degli Oscar che si svolge a Lagos.

Fonte: Repubblica.it

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 14 aprile 2014 in Uncategorized

 

Tag: , , ,

Nigeria, la strage silenziosa dei bambini avvelenati dal piombo.

Migliaia di bambini nigeriano continuano a morire a causa dell’avvelenamento da piombo. Medici senza Frontiere punta il dito contro il governo di Abuja accusato di non voler intervenire per porre fine ad una strage silenziosa di innocenti.
Il piombo è il risultato degli scavi minerari illegali nel nord del Paese.

Nonostante le promesse del Governo nigeriano di bonificare i territori contaminati, Human Rights Watch denuncia che in occasione dell’ultima conferenza internazionale sul tema non era presente nessun esponente dell’esecutivo.

Ivan Gayton, un medico operativo sul territorio nigeriano ammette l’impossibilità di curare i piccoli se l’ambiente rimane insalubre:” Ci sono almeno 1500 bambini nel villaggio Bagega che vivono ancora in un luogo contaminato,. Non possiamo curarli, stanno morendo e non c‘è nulla che possiamo fare perché non vivono in un ambiente non bonificato. Non possiamo aiutarli con le cure, sono insufficienti”.

Ad oggi le vittime sono almeno 400 mentre gli intossicati ammontano a circa 4000. Dal 2012 ad oggi il prezzo dell’oro proveniente dal Paese è più che triplicato grazie all’attività estrattiva illegale.

Fonte: Euronews

 
Lascia un commento

Pubblicato da su 14 Maggio 2012 in Uncategorized

 

Tag: , ,

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: