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L’Africa minacciata dall’apartheid energetico, nel continente elettricità pari a quella del Belgio

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La maggior parte degli osservatori parla ormai dichiaratamente di Rinascimento Africano. Il Continente che più di tutti gli altri rappresenta il sud del mondo è la nuova frontiera dell’economia mondiale. Gli investimenti che stanno aumentando in progressione geometrica da almeno due anni a questa parte. Rinascita che non è più soltanto “drogata” dalla corsa delle multinazionali – ma anche da governi, in primis quello cinese – alle materie prima di cui l’Africa è clamorosamente ricca. Non solo sfruttamento delle risorse, quindi: ora, una parte delle risorse rimane nei paesi africani grazie agli investimenti in imprese locali. Si sta creando una nuova classe media, grazie all’aumento del Pil pro-capite. Soprattutto nelle nuove nazioni emergenti, come Sud Africa, Nigeria e Angola, oltre che nella fascia Mediterranea.

Ma tutto questo potrebbe essere vanificato dai ritardi del continente nella realizzazione di
infrastrutture. In particolare, la mancanza di impianti per la produzione di energia elettrica, necessari non solo per un miglioramento della qualità della vita, ma anche per sostenere la nascita di un sistema produttivo.

Invece, secondo la Banca Mondiale, il continente africano è vittima di una sorta di “apartheid energetico“: perché a gran parte alla popolazione africana viene ancora oggi negato soprattutto l’accesso all’elettricità. “Attualmente l’insieme del consumo energetico di un miliardo di africani equivale a quello

che il Belgio offre a 11 milioni di abitanti”, ha affermato il presidente dell’istituzione con sede a Washington, Jim Yong Kim. Secondo un recente rapporto  –  ha spiegato – 1,2 miliardi di persone vivono senza elettricità nel mondo, e un terzo vive in 20 Paesi asiatici e africani.

Come superare questo divario che rischia di compromettere la ripresa? L’Africa punta sulle energie rinnovabili, grazie alle condizioni climatiche decisamente favorevoli. Solo con una crescita sostenuta dell’offerta energetica potrà sostenere il volume degli investimenti. Secondo i dati di Ernst&Young, nel periodo 2007-2012 gli investimenti diretti esteri in Africa da parte dei Paesi occidentali sono cresciuti dell’8,4%, mentre quelli da Paesi emergenti sono cresciuti del 20,7 per cento. Se nel 2012 il livello globale degli investimenti si è contratto di circa il 18%, in Africa è cresciuto del 5% (50 miliardi che quest’anno dovrebbero diventare 56). Il Pil l’anno scorso è mediamente cresciuto del 5,5% e negli ultimi dieci anni il valore degli investimenti stranieri è triplicato, superando quota 182 miliardi di dollari.

Ecco perché l’Africa è destinato a diventare il nuovo Eldorado dell’energia verde. La rete elettrica è lacunosa e soltanto il 20 per cento delle famiglie ha accesso all’elettricità. Con punte del 5 per cento nei paesi meno sviluppati. In sostanza, sono 600 milioni gli africani che non hanno la luce in casa e 35 paesi su 53 sono sempre a rischio di interruzione del servizio. Questo impedisce realisticamente la costruzione di grandi centrali, e soltanto le rinnovabili, che possono essere sviluppate localmente, sono adatte allo scopo.

Fonte: Repubblica.it

 
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Pubblicato da su 7 aprile 2014 in Uncategorized

 

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Khi Solar One, la prima torre solare del Sud Africa

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La multinazionale spagnola Abengoa ha completato la costruzione della primatorre solare a concentrazione (CSP) in Sud Africa.  La torre Khi Solar One si trova nei pressi di Upington, nella provincia di Capo Nord, e ha raggiunto la sua massima altezza, 205 metri.

I membri dell’IDC, l’istituto di Sviluppo Industriale più grande del Sud Africa e i rappresentanti di Abengoa, e Khi Community Trust, l’ente che rappresenta la comunità locale in questo progetto, hanno accompagnato gli ospiti durante la loro visita alle strutture dell’impianto.

Una tappa importante nella realizzazione di questo progetto, così come nello sviluppo della tecnologia solare termica a torre, accompagnato dal grande impatto positivo sulla comunità e sul Paese” ha dichiarato Abengoa. ”Khi Solar One, la torre di vapore surriscaldato con 50 MW di potenza e due ore di conservazione, rappresenta un importante progresso tecnologico in termini di efficienza, utilizzando temperature molto elevate e un innovativo sistema di raffreddamento a secco”, dice l’azienda, “e è il risultato degli sforzi di Abengoa nel campo della Ricerca&Sviluppo”. 

Il progetto aiuterà il Sud Africa a raggiungere l’ obiettivo energetico proposto dal Dipartimento per l’energia del Sud Africa di riuscire a istallare quasi 18 GW di potenza energetica green entro il 2030, target contenuto nella strategia nazionale per l’indipendenza energetica.  Oltre ai vantaggi energetici questi progetti portano al paese la possibilità di nuovi impieghi per la popolazione e la riduzione del consumo di combustibili fossili per la produzione di energia elettrica e calore.

Fonte: Rinnovabili.it

 
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Pubblicato da su 29 agosto 2013 in Uncategorized

 

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Il biofuel europeo ruba la terra all’Africa

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Fino ad oggi è stata riservata troppo poca attenzione agli impatti sociali che gli obiettivi sui biofuel stanno avendo sulle comunità più povere del mondo. Lo sostiene con forza l’ultimo rapporto diActionAid, pubblicato quasi in concomitanza con l’opposizione manifestata da alcuni ministri dell’Ambiente europei alla proposta di Bruxelles di mettere un cap del 5% ai biocombustibili di prima generazione, quelli per intenderci ottenuti dalle colture agro-energetiche. I nuovi dati del rapporto, dal titolo “Il reale impatto della politica UE sui biofuel a livello dei paesi in via di sviluppo”, rivelano che circa sei milioni di ettari sono stati sottratti dalle società europee all’Africa sub-sahariana tra il 2009 e il 2013. Secondo ActionAid, i maggiori investitori di biocarburanti nella regione sono soprattutto tre nazioni: il Regno Unito con all’attivo 30 progetti, l’Italia (18 progetti) e la Germania (8). Tuttavia, il numero totale di piani o programmi di sviluppo delle bioenergie “made in EU” arriva quasi a 100.

Secondo l’Associazione umanitaria, ora l’Unione europea ha la possibilità di rivedere la sua direttiva sulle energie rinnovabili (RED) e di “tener conto delle ripercussioni sociali impreviste delle sue politiche sui biofuel”. Tali effetti includono prezzi alti dei prodotti alimentari e, di conseguenza, fame emalnutrizione, a cui si aggiunge l’espropriazione dei terreni e la violazione dei diritti umani. La relazione presentata in questi giorni da Bruxelles sull’impatto sociale delle politiche di biocarburanti non soddisfa in alcun modo l’ONG che oggi pertanto raccomanda agli Stati membri e il Parlamento europeo per migliorare la proposta della Commissione e di rivedere la RED avviando una graduale eliminazione di tutte agro-energie basate sulla coltivazione della terra entro il 2020. Inoltre, sollecita l’Esecutivo europeo a intervenire introducendo criteri sociali obbligatori e misurabili per le scorte di mangimi e biocombustibili.

Fonte: Rinnovabili.it

 
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Pubblicato da su 29 marzo 2013 in Uncategorized

 

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