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Africa francofona: conflitti, elezioni e social media nel 2012

26 Gen

Con il 2012 alle spalle, i Paesi francofoni del continente africano guardano avanti nella speranza di un anno più sereno. Gli ultimi 12 mesi hanno visto conflitti armati in Mali, nella Repubblica Democratica del Congo e nella Repubblica Centrafricana. Si è votato in Senegal, mentre le proteste crescevano in CiadMadagascar Togo. Accesissimi quasi ovunque i dibattiti sull’immigrazione e sulla crisi economica. E tutto questo mentre il modo di condividere le informazioni ha subito profondi cambiamenti.

A seguire i rilanci di alcuni articoli pubblicati su Global Voices su questi temi nel corso del 2012.

Il futuro del Mali

Il Paese ha visto una serie di avvenimenti devastanti, a cominciare dalla rivolta dei Tuareg, seguita dal golpe e dalla caduta dell’area settentrionale nelle mani di gruppi islamici. Il Mali si è così trasformato da paese avviato verso il progresso e la democrazia in una nazione provata e politicamente instabile.

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Un anno fa i tweet, i post su Facebook e blog i generale provenienti dal Mali erano soprattutto personali. All’inizio del 2012 l’unico contenuto politico proveniva dai candidati intenti affinare le loro strategie per la campagna elettorale delle presidenziali (poi annullata) che dovevano tenersi ad aprile.

Il 2012 è stato anche un anno rivoluzionario per i social media, che diventano improvvisamente più efficaci delle testate di informazione; i netizen li usano per condividere le immagini delle amputazioni ad opera degli islamisti; l’ hashtag Mali e in particolare la lista Malilink, diventa veicolo delle opinioni politiche.

Il Collettivo dei cittadini del nord (COREN) e il Collettivo Grido del Cuore hanno mobilitato l’invio di aiuti umanitari alle regioni occupate. I social network sono diventati così strumenti di cambiamento, organizzazione e sensibilizzazione pubblica.

Gioventù bruciata?

I ribelli M23 nella Repubblica Democratica del Congo, così come la Coalizione Seleka nella Repubblica Centrafricana e i gruppi islamisti in Mali, raramente hanno dichiarato un’ideologia politica chiara o dimostrato uniformità di azione tra le varie fazioni. Questi gruppi armati hanno ampliato fortemente la propria sfera di influenza nel 2012, rappresentando una leva importante nei negoziati per il processo di stabilizzazione nelle rispettive regioni. La tempistica degli attacchi nella Repubblica Centrafricana suggerisce che gli interessi economici hanno cambiato l’accordo sugli obiettivi a breve termine dei ribelli Seleka. Anche in Congo, gli interessi economici nelle regioni di Kivu e Katanga si sono rivelati estremamente complessi. Ciò che ha contrassegnato il 2012 è stata la tragica espansione del conflitto in queste aree con il conseguente disastro umanitario. Anche se varie iniziative della società civile hanno fatto molto perproteggere la salute e la coesione sociale delle popolazioni indebolite da questi scontri.

Non sono poi mancate rivolte popolari e problemi di governo in Togo, Ciad e Madagascar, oltre a iniziative di base dei cittadini in Senegal, la lotta per una maggiore trasparenza a livello pubblico in Camerun.

Proteste in Togo, Ciad e Madagascar

A seguito delle controverse elezioni presidenziali del 2005 che hanno portato al potere il figlio dell’ex presidente Gnassingbé EyademaFaure Gnassingbé Eyadema, il Togo attualmente sta attraversando una transizione politica piuttosto difficile. Il collettivo ‘Salviamo il Togo‘ (Collectif ‘Sauvons le Togo’ (CST)) conta tra i suoi membri diversi gruppi a sostegno dei diritti umani e annovera tra i suoi sostenitori altrettanti partiti politici. Ciò che recriminano, tra le altre cose, è lo sfruttamento da parte della minoranza ricca di talune istituzioni e la successiva confisca dei beni da esse derivanti, mentre la popolazione locale vive in piena povertà. Nel corso dell’anno, le manifestazioni contro le autorità hanno causato molti scontri violenti con la polizia, come mostra la foto che segue.

Togo-CST

Intanto in Ciad, una coalizione di entità pro diritti umani ha espresso analoghe richieste sul bisogno di tutelare il diritto dei cittadini alla libertà di parola, nonché la necessità di introdurre riforme per una maggiore giustizia sociale.

In Madagascar, il mancato pagamento degli stipendi e delle borse di studio per insegnanti e studenti ha causato violente dimostrazioni a maggio e novembre. Ma le proteste contro l’attuale crisi non coinvolgono solo studenti e insegnanti (foto sotto): anche gli allevatori e addirittura le banche hanno fatto sentire la propria voce contro l’ insicurezza cronica del Paese.

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Orgoglio post-elezioni per il Senegal, tempi duri per il Camerun

In Senegal, il periodo pre-elettorale è stato particolarmente turbolento. La decisione del Consiglio Costituzionale di appoggiare la candidatura di A.Wade per un terzo mandato, ha innescato un’ondata diviolenza e proteste da parte dell’opposizione. L’elezione ha dato poi ragione a quest’ultima, e il 25 marzo è stata sancita la vittoria di Macky Sall. Una nuova iniziativa cittadina ha permesso agli osservatori di verificare in tempo reale i risultati delle elezioni, evitando così discussioni sulla validità del verdetto. Ecco un video realizzato durante il secondo turno delle presidenziali:  Oltre ad essersi fatto notare per la sua ostitilità verso gli omosessuali, il Camerun ha superato ogni limite quando, durante i Giochi Olimpici di Londra, sette dei suoi atleti sono letteralmente scappati dalla squadra nazionale — decidendo poi di rimanere in Gran Bretagna, scelta dovuta alle ardue condizioni di vita e di lavoro degli atleti professionisti, ma non solo.  La vicenda di questi fuggiaschi è il risultato dello stato di miseria in cui si trovano i giovani del Camerun. Secondo il blogger Florian Nguimbis, non è colpa degli atleti, ma dell’intero sistema.

Fonte: La stampa

 
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Pubblicato da su 26 gennaio 2013 in Uncategorized

 

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