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10 progetti per il futuro dell’Africa

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Le sfide del continente hanno cambiato volto e guardano al tech, ma c’è molto da fare anche nella agricoltura, nel mercato e nello sviluppo di una nuova classe di leader.

I problemi strutturali e i focolai di crisi sempre accesi non impediscono all’Africa di sognare se stando agli indicatori economici nel 2014 il suo tasso di crescita sarà pari al 4,8%, e un’ulteriore accelerazione potrebbe arrivare l’anno prossimo, con una crescita record fra il 5 e 6%. Almeno secondo le previsioni contenute nel Rapporto annuale sull’economia africana curato dall’Ocse in collaborazione con la Banca africana di sviluppo e ilProgramma di sviluppo delle Nazioni Unite; un rapporto che nelle sue stime copre per la prima volta tutti i 54 Paesi africani.

A giudicare però dalla mole dei progetti che organizzazioni umanitarie, Stati e multinazionali continuano a finanziare nel Continente c’è ancora molto da fare per sprigionare tutto ilpotenziale della crescita africana, che ha margini immensi in molti settori che nelle società avanzate fanno già i conti la crisi e i cambiamenti dei consumi. Il tech è sicuramente l’ambito più atteso, o quello che grazie ai progetti già raggiunti altrove, potrebbe assestare davvero l’ultima spinta all’accelerazione africana: sarà il caso di Project Lucy, ovvero l’impegno di Ibm a portare in loco le competenze dei suoi ricercatori, e il suo super computer  cognitivo Watson, a dimostrare che una nuova lettura dei fenomeni, e dei dati, può favorire lo sviluppo dei singoli Paesi? Lo dirà il tempo, che in questo caso copre un arco di dieci anni. In Africa c’è bisogno anche di formare una nuova classe politica, di aiutare gli startupper e i maker a emergere, di portare il wi-fi al popolo: ecco dieci progetti che potrebbero ridisegnare il volto del Continente.

Fonte: Wired.it

 
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Pubblicato da su 2 luglio 2014 in Uncategorized

 

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Google, Wi-Fi in Africa diffuso con palloni aerostatici

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Google non si accontenta di essere il re dei motori di ricerca. BigG punta a rendere il mondo sempre più connesso e per farlo ha in mente la costruzione di nuovi network nell’ Africa sub-sahariana e nelSudest asiatico. Un progetto per il quale Mountain View avrebbe previsto perfino la creazione di una sorta di dirigibili in grado di coprire con connessioni wireless vaste aree da grandi altezze, come racconta il Wall Street Journal.

Scopo dell’iniziativa sarà fondamentalmente rendere possibile la connessione a Internet a nuovi utenti, ma anche migliorare la velocità della Rete nei centri urbani. Per farlo Google starebbe lavorando a un sistema di microprocessori e smartphone Android low cost, abbinanti a palloni volanti per trasmettere il segnale, come componenti delle nuove infrastrutture di Rete. A questo, BigG avrebbe abbinato una serie di trattative con società di telecomunicazioni locali per dar vita al progetto, che in parte prevederebbe anche l’utilizzo delle onde radio riservate alle trasmissioni televisive per i nuovi network. In questo modo infatti, precisa Wired Uk, sarebbe possibile sfruttare onde a frequenza più bassa che possono essere trasmesse più facilmente attraverso gli edifici e su lunghe distanze.

“Si tratta di una tecnologia adatta a fornire la connettività a basso costo per le comunità rurali con scarse  infrastrutture per le telecomunicazioni, e per ampliare la copertura della banda larga senza fili in aree urbane densamente popolate”raccontavano in proposito da Google un paio di mesi fa illustrando il caso-studio in Sudafrica. Quest’ultimo è un sistema che identifica le frequenze Tv che non sono utilizzate e le rende disponibili per la Rete. In particolare quello di Cape Town è un sistema che conta una stazione base per trasmette il segnale a punti di accesso wireless di alcune scuole disposte a km di distanza.

Oltre a rendere possibile la connessione al Web di nuovi utenti l’iniziativa di Google potrebbe beneficiare lo stesso investitore. Più connessioni infatti significherebbero più utenti potenziali per Big G e i suoi servizi, fa notare il Wall Street Journal.

Fonte: daily.wired.it

 
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Pubblicato da su 29 Maggio 2013 in Uncategorized

 

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